“Dove sei stato?” domandò Charmant.
“A portare la pomata a Regina.”
“Si può sapere perché ora la coccoli in questo modo? Non volevi buttarla fuori?”
“Fidati, voglio farlo ancora. Di che ti preoccupi?”
“Non so, mi sembri intenerito verso di lei”
“Che dovevo fare? Non dovevo soccorrerla? Non potrei mai, nemmeno per la mia peggiore nemica.”
Charmant sorrise maliziosamente. “Ma guardati, tutto invaghito di quella piccola furfantella… spero che tu rimanga obiettivo verso di lei.”
“Non dire sciocchezze, sei solo gelosa. Vieni qui!”
Nei giorni successivi pareva che le cose andassero meglio per Regina. Stava imparando a cucinare i primi.
Lo chef Senshaw propose: “Forza, preparate una ricetta che già conoscete, se sarà all’altezza la inseriremo nel menù. Regina, hai in mente qualcosa?”
“Chef, e se faccio un pasticcio?”
“Non aver paura di sbagliare!” esclamò vigorosamente lui.”Solo chi non fa non sbaglia, bisogna fare del proprio meglio, sempre, e poi potrete camminare a testa alta! Non temete il giudizio degli altri, dovete temere il vostro stesso giudizio! Quando saremo nell’aldilà, ci attenderà una persona per giudicarci. Sapete chi?”
“Dio?” disse Barska.
“Peggio! Ci giudicherà la versione migliore di noi stessi, la persona che saremmo diventati se avessimo agito sempre per il meglio! E non sarà tenera con noi! Ci accuserà per tutto il tempo perso, le cose fatte male, le persone che abbiamo ferito. Pensateci, ci tiene gli occhi sempre addosso! Quindi fate le cose bene e poi siate fieri di voi stessi.”
‘Caspita che lezione… sarà perché è Giapponese che la pensa così?’ rifletté Regina. Pensandoci, una cosa che le veniva bene era il brodo.“Beh, allora...se non è troppo umile potrei fare il brodo che preparo a casa.”
“Va benissimo, una pietanza non è mai troppo umile se è buona, poi il brodo è la base per mille altre ricette. Vedremo.”
Lei si impegnò al massimo. Dopo aver messo nella pentola a pressione gli ingredienti, li fece bollire per un’ora e mezza. Quando lo chef assaggiò il suo brodo disse: “Uhm… al posto del sedano hai usato il finocchio?”
“Sì, chef, i tronchetti del finocchio, di solito li conservo proprio per il brodo”
“Mmmm, buono, è una versione più dolce. E sono contento che tu abbia utilizzato qualcosa che di solito si butta. Brava Regina!” e le appioppò una sonora pacca sulla spalla. ”Stai migliorando! Ieri un buon riso ai frutti di mare, oggi un ottimo brodo… vuoi prendere il mio posto?” rise.
“Eh magari, forse con vent’anni di pratica mi ci posso avvicinare!” Lei era strafelice, un complimento dallo chef!
“Facciamo trenta… 29 se ti impegni...” le strizzò l’occhio.
Anche Numa non la attaccava più. Al limite se era con Quarin le ringhiava un po’, ma poi smetteva e scodinzolava. Per sicurezza lei si portava dietro un po’ di carne cotta, aveva sostituito i wurstel, che facevano effettivamente male al cane.
Era diventata più precisa e veloce anche a pulire. Un pomeriggio finì parecchio in anticipo i suoi doveri, e chiese ad Iris di potersi ritirare. Dal giorno dell’aggressione sembrava che anche lei la trattasse meglio, quindi sperava che la accontentasse.
“Davvero hai finito? Fammi vedere se hai trascurato qualcosa.”
Ma anche Iris dovette ammettere che aveva fatto un buon lavoro.
“Comunque Regina c’è ancora del lavoro da fare. Pulirai gli studi del principe e del Sultano.”
“Ma non posso andare lì, Bernard mi ha chiaramente detto che non devo andare nelle stanze reali!”
“Lo so. Probabilmente perché non vogliono che una novellina le faccia male… ma visto che sei migliorata, ti faccio questa concessione. Vedila come una promozione!”
“Iris, per favore. Se mi vedesse Bernard? O peggio, il principe? Guarda che saresti sgridata anche tu!”
“Uhmpf. I reali sono a terra, hanno una visita formale, torneranno solo dopo cena. E Bernard ha la serata libera, non ci controllerà. Non puoi usare questa scusa! Basta pigrizia, al lavoro! Forza, sciò!”
Non c’era verso di convincerla, perciò lei andò nella zona proibita, riluttante. Beh, se i reali non c’erano, o meglio se Quarin non c’era, non aveva nulla da temere. Ma se la sarebbe presa comoda, quel lavoro spettava ad Iris, non a lei. Sicuramente in quel momento la capocameriera si stava godendo un po’ di relax davanti alla TV, come voleva fare lei… anzi, più probabilmente si vedeva con Barska. Si mise le sue cuffiette con la musica e cominciò a pulire.”
Aveva quasi finito, mancavano solo i vetri. Mentre li puliva, vide una grossa Mercedes nera rientrare a bordo. Il principe? Accidenti! Cavolo, cavolo, cavolo! Raccolse tutto alla velocità della luce lasciando il vetro a metà. Se si fossero lamentati se la sarebbe vista Iris, sarà stata una vigliaccata ma non voleva essere beccata. Lui avrebbe preso l’ascensore o le scale?
‘Accidenti, Regina, pensa!’
Chiamò l’ascensore. Se avesse sentito i passi per le scale lo avrebbe preso subito. Se qualcuno avesse chiamato l’ascensore da sotto, si sarebbe caricata in spalla il carrellino con i prodotti e il secchio e sarebbe corsa giù per le scale. L’ascensore stava arrivando. Lei tese l’orecchio, ma sentì qualcuno che parlava al telefono… il suono però non veniva dalle scale, e si faceva sempre più vicino…. ‘Oh no! L’ascensore! E’ già dentro l’ascensore!’ Le prese il panico, si guardò intorno….
DING!
L’ascensore si aprì, e ne uscì il principe, discutendo al telefono: “Certo, Kahan, lo dirò a mio padre. Ma sì, le Canarie le posso rimandare di una settimana. Torniamo in Sardegna e ti aspettiamo lì, ok? Per mio cugino si può fare.” ed entrò nel suo studio, chiudendo la porta.
Poco distante, al buio, nel ripostiglio delle scorte di cancelleria, Regina esalò il respiro che stava trattenendo, cercando di calmare il battito impazzito del suo cuore. Prese un gran respiro e uscì subito, a rischio di venire colta in flagrante, e prese l’ascensore per scendere al suo piano. Aveva le gambe molli, ma ce l’aveva fatta.
Quella notte stessa la nave salpò di nuovo verso la Sardegna. I colleghi confermarono a Regina che la tappa delle Canarie era rimandata. Lei aspettava con trepidazione che il principe e Charmant scendessero dalla nave, ma avrebbe dovuto attendere ancora. C’era di buono però che non le sembrava più di avere costantemente addosso gli occhi di Quarin. Sembrava che si fosse rilassato, ma lei non si fidava del tutto.
Perciò, se le capitava di imbattersi nella augusta coppia, cercava di sparire subito senza dare nell’occhio, facendosi assegnare un altro lavoro da Iris.
Ed eccoli lì, Quarin e Charmant, a godersi la piscina, sdraiati e con gli occhiali da sole. In acqua nuotava Joridey, che richiamava continuamente la loro attenzione sulle sue prodezze. Lei doveva pulire la zona ma passò dritta. Joridey però la notò: “Ehi ciao! Regina, vieni a farti un tuffo?”
Non poteva ignorarlo completamente, a malincuore si fermò. “No caro, devo pulire, ma tu divertiti!”
“Aspetta, ti faccio vedere come mi tuffo! Ho imparato a buttarmi di testa!”
“Lasciala andare a lavorare, Joridey” intervenne Quarin, infastidito.
“Un tuffo solo! Dai, Quarin!” si lamentò il bambino.
Lei guardò il principe, come a chiedere l’autorizzazione. Lui sbuffò, ma fece di sì con la testa.
Dopo aver assistito a qualche tuffo del bambino, e dopo avergli fatto molti complimenti, lei vide che Quarin si stava agitando, perciò prima di essere mandata via chiese scusa e se ne andò.
Joridey si avvicinò al fratello. “Senti, Quarin, voglio fare un regalo a Regina anch’io”
“Joridey, lo sai che lei viene pagata molto bene per lavorare qui? Poi sta prendendo lezioni di cucina gratis. E’ come un regalo. Non devi regalarle proprio niente. Non ti ci devi affezionare, capito?”
“Ma tu le hai regalato un vestito! Anch’io voglio darle qualcosa!”
Charmant drizzò le orecchie. “Cosa? Ma è vero, Quarin?”
“Sì, le ho fatto portare un abito, durante l’aggressione il suo si è rovinato.”
“Ed era urgente? Avrà altri abiti, no? Che bisogno c’era?”
“E’ una dipendente di mio padre, mi sono sentito responsabile. Che ti importa? Mica l’ho preso dal tuo armadio!”
“Tu sei troppo buono, prima o poi qualcuno se ne approfitterà.”
Joridey, volendo tornare al punto, si infilò nella loro discussione. “Comunque, che regalo potrei farle? Le posso dare il videogioco per DS3 Bony Spirits?”
“Non credo che sia adatto ad una ragazza. Senti, lascia perdere!”
“Allora cosa? Va bene una spada di Kirito? Così potremmo fare le sfide”
“No, quelli sono giochi per ragazzi della tua età, e solo maschi.”
“Allora cosa? Dammi un suggerimento!”
“Non lo so! Se proprio vuoi farle un regalo, chiedi ad una ragazza, no? Per esempio Charmant!”
Charmant si mise a sedere e tolse gli occhiali, guardandolo come se gli fosse cresciuta un’altra testa. “Come? Io? Vorrai scherzare!”
“Certo, dai, aiuta Joridey, io vado a prenderti un cocktail, e me ne prendo uno anch’io.”
Lei gli diede uno schiaffetto con l’asciugamano. “Te la svigni, eh? La pagherai!” e lui rise, filandosela.
“Allora, Charmant, cosa può piacere ad una ragazza come te?”
“Eh, Joridey, io e Regina siamo due persone diverse, potrebbero non piacerci le stesse cose. Potrei dirti un profumo, ma è molto personale, bisogna sapere quale marca le piace… ma perché ci tieni tanto a farle un regalo? Tra pochi giorni non la vedrai più!”
“Appunto, vorrei che si ricordasse di me...”
Charmant era indispettita. Ma cosa aveva quella nullità per affascinare gli uomini grandi e piccoli? Aveva notato che uno dei camerieri era innamorato perso di lei, e Joridey la adorava… ma ciò che la preoccupava era che anche Quarin la guardava troppo spesso, e non più con odio come all’inizio. Se voleva mandarla via, perché non l’aveva ancora fatto?
A meno che… non ci volesse una piccola spinta da parte sua… trovato! Avrebbe pensato lei a farla cacciare dalla nave! In fin dei conti, era quello che Quarin voleva, no?
Con un sorriso furbo disse al bambino: “Beh, caro, sai con cosa piace sempre alle ragazze? I gioielli! Del resto se ha già un abito elegante, cosa c’è di meglio che abbinare una bella collana?”
Joridey ci pensò. “Va bene, ma dove la trovo una collana?”
“Oh beh. Non so. Certo, ora siamo in mare aperto e non si può andare in gioielleria. Magari se ne trovi una in giro… ne hai mai vista una qui?”
Al bambino si illuminarono gli occhi. “Adesso che ci penso, io una collana l’ho vista! Ma non sarà di qualcuno?”
“Beh, se non l’hai mai vista addosso a nessuno, forse è della famiglia, perciò è anche tua, no?”
“Mi sembra giusto... Grazie, Charmant” e sparì.
Quando Quarin tornò coi cocktails, lei aveva un’espressione soddisfatta, sembrava una gatta che aveva appena lappato un’intera ciotola di panna.