La treccia nera Erano dieci anni che non pensavo più al mio amico Taifer, quando, un bel giorno, mi ritornò in mente. Dirvi il come o il perché mi risulterebbe impossibile. I gomiti appoggiati sul leggio, gli occhi spalancati, pensavo ai bei tempi della giovinezza. Mi sembrava di percorrere la grande Allée des Marronniers a Charleville, canticchiando involontariamente l’allegro ritornello di Georges: «Versate da bere, amici, versate da bere!» Poi, tutt’a un tratto, ritornato in me, esclamai: «A che diavolo pensi? Credi di essere ancora giovane! Ha ha ha! povero pazzo!» Orbene, a qualche giorno di distanza, rientrando verso sera dalla cappella Louis-de-Gonzague, scorsi davanti alla stazione di monta equina un ufficiale a cavallo in divisa aderente, il chepì che si appoggiava sulle orecch

