7. Vanilla
Easton è sprofondato in un silenzio che ha dell’inquietante da quando ha terminato la chiamata con suo padre. Siamo saliti in macchina e ora stiamo andando verso l’aeroporto che ci porterà a Los Angeles. Ma prima è necessario andare a recuperare il mio bagaglio.
«Farò in fretta» dico quando l’auto si parcheggia davanti all’albergo dove avevano prenotato una camera, dall’altra parte di Las Vegas rispetto al Palace.
«Vengo con te.»
«No, non serve, Easton, grazie.»
«Non è perché serve, Vanilla, è perché voglio.»
Qualcosa nel suo sguardo mi fa pensare che ci sia di più di quello che dice.
Mi limito ad annuire e accetto di buon grado il gesto galante della sua mano che mi invita a uscire.
Entriamo, recupero la chiave e non mi perdo un secondo della sua espressione quando entra in camera.
«Bella vero? Di’ la verità, Easton, è più bella della tua super mega suite?»
Lui sorride guardandosi attorno.
«Ma non hai avuto paura, che ne so, di prendere qualche malattia qui dentro?»
«Non è poi così male»
«Non è poi così male, davvero? Mio dio se qualche scienziato venisse qui scoprirebbe almeno cento diversi nuovi batteri e altre malattie potenzialmente mortali»
«Sai che la maggior parte di noi comuni mortali vive così, vero? Sei consapevole del fatto che solo una percentuale esigua nel mondo vive come te?»
Easton scrolla le spalle mentre io recupero il borsone e alcune delle mie cose sparse in giro.
«Il fatto che sia così non significa che sia giusto, Vanilla. Ci sono persone che si spaccano la schiena a lavorare anche ottanta ore alla settimana e comunque non riescono a vivere una vita dignitosa. Loro sì che meriterebbero più di una suite in cui stare.»
Lo osservo colpita dalle sue parole. È da quando ho aperto gli occhi, stamattina, che ho l’impressione che sia un imbecille snob e invece quando se ne esce con frasi del genere…sembra un uomo normale che potrebbe persino interessarmi. Credo di aver già appurato il fatto che farei molto di più che voltarmi se lo vedessi da qualche parte, dopotutto abbiamo saltato ogni tappa umanamente saltabile.
«Vanilla, dobbiamo parlare»
Mi blocco un istante e faccio di sì con la testa. L’aria all’interno della camera è cattiva, diciamo che non profuma di rose ecco.
Easton si passa più volte le mani tra i capelli chiari e come una cretina resto a fissare quel movimento incantata.
«Volevo ecco…prepararti»
«Prepararmi a cosa?»
«A quello che devi aspettarti, Vanilla.»
I suoi occhi mi scrutano intensi, e mi trovo a deglutire più volte, notando come la bocca si sia fatta improvvisamente secca.
«È così terribile?» domando provando a sdrammatizzare ma l’occhiata che Easton mi dà mi mette addosso ancora più agitazione di quanto non provi già.
«Vanilla, il mio è un mondo pieno di squali, la maggior parte dei quali appartengono alla mia famiglia. La tua vita, il tuo passato verrà rivoltato come un calzino.»
Ed ecco che la mia agitazione cresce sempre di più.
«I-Il mio passato?»
«Sì, sono sicuro che la mia matrigna e il mio fratellastro siano già a lavoro sotto questo punto di vista, dunque giusto per prepararmi anch’io, c’è qualcosa che dovrei sapere in merito a chi sei?»
Tutto, non qualcosa, Easton.
Sono tentata di dirgli la verità su chi sono, sulla mia vita, il mio nome, poi però qualcosa mi blocca dal farlo. Non voglio metterlo ulteriormente in pericolo, né in cattiva luce. Vanilla Sanders non ha un passato, solo un presente sbiadito e un futuro incerto e passeggero. Devo solo stringere i denti e tirare avanti per un anno dopodiché avrò abbastanza soldi per cambiare vita e identità per molto molto tempo. Ho già un piano in testa e se tutto va come previsto e non ci saranno intoppi questo matrimonio rappresenterà la mia via d’uscita.
Dentro di me ho ancora paura di quello che potrebbe capitare se davvero lui arrivasse a me ma cerco di tenerla a bada. Essere sposata con Easton dovrebbe tutelarmi e a giudicare da come parla, il suo mondo è quanto di più lontano da me e da…lui, di conseguenza non dovrebbe essere semplice arrivare a me, giusto?
«No, niente, non c’è niente degno di nota nella mia vita.»
«La tua famiglia?»
«Sono orfana.» il che è una mezza verità. Mio padre è scappato non appena mia madre gli ha confessato di essere incinta e mamma…be’ lei alterna momenti di lucidità ad altri in cui affoga nella droga e nell’alcol. Questo è stato uno dei motivi che mi ha fatta avvicinare a lui. Per la prima volta avevo trovato qualcuno a cui importasse abbastanza di me, non rendendomi conto di quanto tossico e finto fosse. Ho dovuto provarlo sulla mia pelle, sbatterci la testa per riuscire a comprenderlo ma a quel punto era troppo tardi.
«Mi dispiace»
Sollevo gli occhi e trovo già i suoi su di me.
«Certe persone non dovrebbero proprio avere la possibilità di fare figli ma…ehi, non si può avere tutto dalla vita, giusto?»
Easton annuisce. «Giusto»
«Io qui ho finito, c’è altro che volevi dirmi o…»
«Ti chiedo scusa già da adesso, Vanilla»
«Scusa per cosa?»
«Per tutta la merda che ti prenderai. Io ci sono abituato ma…»
«Anch’io ci sono abituata, al contrario di ciò che dici guarda che io non sono una principessa. Ti sei guardato bene intorno?»
Easton sorride scuotendo la testa e mi ritrovo a pensare che sia il sorriso più bello del mondo, di certo è il più bello che io abbia mai visto. Deglutisco e cerco di distogliere lo sguardo. Non posso e non devo guardarlo in questo mondo.
«Allora vorrà dire che me ne occuperò personalmente»
Socchiudo gli occhi. «Di cosa ti occuperai esattamente?»
«Di trattarti come un principessa, Vanilla, di lasciare che al di là di tutto per i prossimi dodici mesi tu abbia quello che ogni donna dovrebbe avere»
«E cos’è che ogni donna dovrebbe avere secondo te?»
Easton mi inchioda nei suoi occhi troppo belli, troppo magnetici per essere reali.
«Il mondo, Vanilla. E io farò in modo di dartelo, di piegarlo ai tuoi piedi.»
Oh Easton…Non puoi dire sul serio…non puoi essere davvero così…sarebbe un bel guaio.