“Che vuoi?”, rispose Giacinto subito lusingato. “Conosco un po’ la vita, null’altro. Si fa presto a conoscere la vita, quando si nasce dove sono nato io. Ma tu pure conosci la vita, a modo tuo, e per questo ci siamo capiti anche parlando un diverso linguaggio. Ricordati quando scendevo al poderetto... Io giocavo e misi la firma falsa perché volevo pagare il Capitano e far bella figura davanti a lui, tornando. Egli avrebbe detto: quell’infelice s’è sollevato. E invece sono andato più giù, più giù... Ma era come una pazzia che m’era presa: adesso ho aperto gli occhi e vedo dov’è la vera salvezza. Tu, dove l’hai trovata la vera salvezza? Vivendo per gli altri: e così voglio far io, Efix”, aggiunse, parlandogli accosto al viso; “sei tu che mi hai salvato: io voglio essere come te... Rispondi,

