Sono le 5 di mattina, ho controllato tutti i documenti necessari per poter procedere con il viaggio. Sono stressata, non sono mai stata fuori dal paese, e l'idea di arrivare ad Istanbul mi crea un vortice allo stomaco. Come farei senza i miei punti di forza, senza Adri e Ines?
Nonostante tutte le stranezze loro sono qui, ad appoggiare ogni mia scelta, ad incoraggiare ogni mia decisione e a scacciare ogni mia paura! Lo definirei vita, e se non esistesse una parola per descrivere il nostro rapporto penso che lo avremmo inventato noi. Amicizia!
Una strega, un "protettore" e la "sopravvissuta alla morte"! Ridicolo, si, sembriamo usciti da un film comico noir. Solo che questo purtroppo non è un film, è la vita reale, e l'unica cosa importante in questo momento è trovare mio padre e portare le cose alla normalità. Spero di non dover più vedere quel maledetto mostro, che sembrava così angelico al mio fianco.
Come fa una persona così bella ad avere un passato così oscuro da reprimere anche i miei migliori sentimenti. Stavo cadendo in un abisso di guerra contro me stessa. Il cuore e la razione, che cosa complicata combattere contro te stessa. Che cosa complicata mettere in bilico ciò che desideri e ciò che devi fare. Non posso essermi innamorata di un essere inesistente, eppure sono certa di essermi innamorata di qualcosa di vero, qualcosa di profondo che non ho mai avuto prima!
Pov Ines:
Sono 3 ore che siamo in viaggio e Zara non ha tirato fuori nemmeno una parola. Ho paura per quello che ho visto. Cosa potrebbe avere lei di così importante da attrarre l'attenzione di Lilith, insomma Lilith in persona si interessa a quello che la mia migliore amica possiede. E la cosa che mi spaventa di più, è che, sei lei si interessa a Zara chissà quali altre creature lo farebbero.
Non riesco a scacciare le mie idee che un brutale boato mi riporta alla realtà. Ho sbattuto la testa contro il finestrino e mi sento il sangue fuoriuscire dalle orecchie. Sento Zara strillare e implorare aiuto. Non riesco a muovermi, e con un ultimo sforzo riesco ad intravedere delle braccia pelose ad afferrarla e con un zompo svanire nel nulla!
Zara:
Prego i miei occhi ad aprirsi. Sento un vortice allo stomaco e alla testa. Sono scombussolata.
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Non sento risposta ma sono convinta di avvertire una presenza nella stanza in cui mi trovo.
Cerco disperatamente di impedire, al dolore atroce che sento alla testa, di crollare. Devo fare il possibile per capire cosa sta succedendo.
Sembra una camera d'ospedale, delle mura grandi bianche avvolgono il letto in cui mi trovo. L'unica finestra che dovrebbe illuminare la stanza è di un grigio sporco, estremamente sporco, che non permette il filtro della luce. Nessun armadio, niente di più di quel letto vecchio e maleodorante in cui mi trovo. Delle sbarre di ferro appoggiate accanto al letto e un'unica porta di vetro.
Sforzo le gambe, con le ultime forze che mi ritrovo, mi dirigo verso la porta. Avvicinandomi ad essa sento dei rumori provenire da fuori. Ma la presenza che sento nella stanza mi irrigidisce l'idea di scappare. I rumori sono sempre più forti e una voce possente si sente intimorire qualcuno.
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Taglia corto la voce possente, avvicinandosi sempre di più alla porta. E percepisco che sta per irrompere nella stanza. Maledizione! Mi obbligo a tornare a letto!
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L'uomo è entrato nella stanza, e per il suono emesso sembra aver ridotto a brandelli la sedia in cui quel Marich stava dormendo. Sapevo che c'era qualcuno nella stanza, ma uno di così imbecille da non sentirmi scendere dal letto non pensavo.
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Si avvicina al mio letto e con mano ferma e ruvida stringe la mia gamba ferita, facendomi sobbalzare dal dolore, urlando.
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> Ride in una risata soffocata.
I suoi occhi gialli si avvicinano a me, la sua mascella rigida si stringe in una smorza. Dei capello bianchi scendono sul suo viso scavato. È giovane, ma ha l'aspetto di un uomo vissuto a lungo!
Mi afferra il collo e mi alza dal letto con un solo gesto. Un terrore agghiacciante mi congela i pensieri. Non sento più le braccia e le gambe, non riesco a portare le mani sulla sua per fermare la stretta. L'aria lascia i miei polmoni, sento che sto per morire, quando, con la mano destra tocco la sbarra di ferro del letto. La sento muoversi facilmente e, con le ultime forze rimaste nel corpo lo colpisco alla testa. Allenta la stretta e casco a terra cercando di riprendere fiato. Non ho dove scappare, sono circondata.
> Sono le ultime parole che mi escono dalla bocca prima del pugno che mi arriva sotto la mascella lasciandomi a terra priva di sensi.