Capitolo 8-2

1019 Parole
Dopo cena, mi porta al piano di sopra in camera sua. Il mio cuore comincia a battere forte dalla paura e dall’attesa. Come le altre due notti, so che non mi opporrò. Anzi, stanotte voglio andare anche oltre, come parte del mio piano di fuga-da-seduzione. Fingerò di fare l’amore con lui di mia spontanea volontà. Quando entriamo nella stanza, decido di affrontare un argomento scottante. "Julian . . ." chiedo, mantenendo la voce volutamente dolce e incerta. "Che ne dici della protezione? Se rimanessi incinta o qualcosa del genere?" Si ferma e si gira verso di me. Vedo un sorrisetto sulle sue labbra. "Non succederà, gattina mia. Hai quell’impianto, non è vero?" Sgrano gli occhi in stato di shock. "Come fai a saperlo?" L’impianto è una piccola asta di plastica sotto la mia pelle, completamente invisibile tranne che per un piccolo segno nel punto in cui era stato inserito. "Ho consultato la tua storia medica prima di portarti qui. Volevo assicurarmi che non avessi nessuna condizione medica pericolosa, come il diabete." Lo fisso. Dovrei essere furiosa per questa invasione della mia privacy, invece mi sento sollevata. A quanto pare il mio rapitore è molto attento e, soprattutto, cerca di non mettermi incinta. "E non devi preoccuparti di eventuali malattie" aggiunge, comprendendo la mia preoccupazione celata. "Ho fatto dei controlli ultimamente e ho sempre usato il preservativo in passato." Non so se dovrei credergli. "Perché non lo usi con me, allora? È perché ero vergine?" Annuisce e vedo un barlume possessivo nei suoi occhi. Solleva la mano e mi accarezza la guancia, facendomi battere il cuore ancora più veloce. "Sì, esatto. Sei tutta mia. Sono l’unico che sia mai stato dentro la tua bella figa." Mi si ferma il respiro e sento sgorgare un calore liquido tra le cosce. Non riesco a credere alla forza della mia reazione fisica a lui. È normale che mi senta così eccitata da qualcuno di cui ho paura e che disprezzo? È per questo che Julian è rimasto così attratto da me al club? Perché si è accorto di questo? Perché in qualche modo sapeva della mia debolezza? Naturalmente, dato il mio piano, non è necessariamente una cosa negativa che mi ecciti così tanto. Sarebbe molto peggio se mi disgustasse, se non riuscissi a sopportare la sua presenza. No, questa è la cosa migliore. Posso essere la piccola prigioniera perfetta, obbediente e reattiva, che lentamente si innamora del suo rapitore. Così, invece di restare rigida e spaventata, mi abbandono al desiderio e mi appoggio un po’ nella sua mano, come se volessi rispondere involontariamente al suo tocco. Qualcosa di simile al trionfo lampeggia brevemente nei suoi occhi e poi abbassa la testa, appoggiando le labbra sulle mie. Avvolge le sue forti braccia intorno a me, stringendomi sul suo corpo potente. È completamente eccitato; sento la punta dura della sua erezione sulla mia morbida pancia. Mi accarezza la bocca con le labbra, la lingua. Ha il sapore dolce della papaya che abbiamo appena mangiato. Il fuoco mi pulsa nelle vene e chiudo gli occhi, perdendomi nel travolgente piacere del suo bacio. Le mie mani strisciano sul suo petto, toccandolo timidamente. Sento il calore del suo corpo, il profumo della sua pelle mascolina che profuma di muschio, stranamente attraente. I muscoli dei suoi pettorali si flettono sotto le mie dita e sento il suo cuore battere più velocemente. Mi poggia sul letto e cadiamo sopra di esso. In qualche modo, le mie mani affondano tra i suoi folti capelli di seta e ricambio il bacio appassionatamente e disperatamente. Non sto pensando al mio grande piano di seduzione, non sto pensando affatto. Mi morde il labbro inferiore, succhiandolo nella sua bocca. Mi stringe con la mano il seno destro, lo massaggia, stringe il capezzolo tra la doppia barriera del reggiseno e del vestito. La sua rudezza è perversamente eccitante, anche se dovrei esserne spaventata. Gemo e mi capovolge sul mio stomaco. Mi spinge verso il basso con una mano, schiacciandomi sul materasso, mentre con l’altra mi solleva la gonna, esponendo la mia biancheria intima. E poi si ferma per un secondo, guardandomi il culo, accarezzandolo lievemente col suo grande palmo. "Un sederino bello sodo" sussurra. "Davvero carino vestito di bianco." Le sue dita raggiungono le mie gambe, sentendo l’umidità lì sotto. Non posso fare a meno di dimenarmi a quel leggero tocco. Sono così eccitata che sto per venire. Mi tira giù le mutande, lasciandole appese sulle mie ginocchia. Mi accarezza di nuovo le natiche con la mano, rilassandomi, eccitandomi. Tremo dall’attesa. All’improvviso sento uno schiaffo forte e una pacca pungente sul sedere. Grido, spaventata, più per l’attacco inaspettato che per un dolore reale. Si ferma, strofina la zona dolcemente e poi lo rifà, schiaffeggiando la mia natica destra con il palmo della mano aperto. Venti schiaffi in rapida successione, ognuno più forte dell’altro. Fa male; non si tratta di una sculacciata leggera e giocosa. Vuole farmi provare il dolore. Dimenticando la mia promessa di stare al gioco, comincio ad oppormi, spaventata. Mi tiene giù facilmente, per poi rivolgere l’attenzione all’altra natica, schiaffeggiandola venti volte con la stessa forza. Quando si ferma, singhiozzo nel materasso, pregandolo di fermarsi. Ho la sensazione che il mio fondoschiena sia in fiamme, palpitante dall’agonia. L’irrazionale sensazione di tradimento è ancora peggio del dolore. Con mio grande orrore, mi rendo conto che avevo cominciato a fidarmi del mio rapitore, sentendo di conoscerlo un po’. Mi aveva già provocato dolore, ma non pensavo che l’avesse fatto di proposito. Pensavo che fosse solo perché era la prima volta che facevo sesso. Speravo che il mio corpo si abituasse e che avrei provato solo piacere in futuro. Ovviamente sono stata una sciocca. Tremo e non riesco a smettere di piangere. Continua a tenermi giù e ho il terrore di cosa mi farà dopo. Quello che fa dopo è sconvolgente come quello che aveva fatto prima. Mi gira e mi solleva tra le sue braccia. Poi si siede, tenendomi sulle sue ginocchia e cullandomi avanti e indietro. Delicatamente, dolcemente, come se fossi una bambina che lui cerca di consolare. E nonostante tutto, affondo il viso nella sua spalla e singhiozzo, sentendo un disperato bisogno di quell’illusione di tenerezza, desiderando il conforto dalla persona che mi ha fatto del male.
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