I miei ordini erano sempre gli stessi scoprire nuove chiavi di codifica e rimandarle al comando, e per rendere sicura la spedizione avevo sviluppato un codice particolare, una chiave famigliare, o meglio riferito alla famiglia. Facevo finta di scrivere a casa commentando il mio viaggio e chiedendo di questo o quel parente, quindi a seconda di chi nominavo, stavo dicendo che avevo trovato qualcosa o no. Era un codice molto semplice, ma proprio per questo difficile da decifrare, perché per chiunque l’avesse vista non era altro che una lettera a un famigliare, una delle tante inviate dai soldati. Quando riuscivo a ottenere il codice di qualcuno allora facevo una spedizione speciale, un piccolo regalo da turisti avvolto in carta da giornale dove segnavo con inchiostro invisibile quei caratte

