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40Montecarlo, ore 19.00 Il sontuoso ufficio nell’attico del palazzo di vetro le ricordava i giorni felici trascorsi con l’amata gemella. Michela Rostellini odiava quel palazzo, l’ufficio, i mobili, tutto quello che le ricordava la vita, passata da un trionfo editoriale all’altro assieme alla sorella. Dopo la sua morte era crollato tutto il bel mondo che aveva costruito, aveva perso lo spirito d’avventura e anche una buona parte di se stessa. In quel momento odiava anche attendere la nipote, perché la costringeva a stare troppo tempo in quei luoghi pregni di ricordi. L’unico suo scopo erano diventati i bambini, quale ambasciatrice dell’Unicef ne aveva amati tanti e continuava nella sua opera a loro difesa, oltre ovviamente al Crepuscolo, la nuova Chiesa, come la intendeva lei. Erano mille

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