60 Ogni volta che rincasava dopo il ristorante, le notti in cui trovava il coraggio di farlo, si chiudeva l’uscio alle spalle e il mondo taceva di colpo. Allora accadeva qualcosa d’immensamente brutto. Gli si serrava la gola e le pareti gialline dell’atrio si coloravano di verde acido. Gocciolavano muco, trasudando un vapore nauseante. Poi gli si stringevano addosso come i calici di una pianta carnivora, fino a serrarlo in un sarcofago e asfissiarlo lentamente. Carlo non riusciva a contenere il panico. Sentiva il vuoto nascergli nello stomaco e risalirlo con una vampata bollente. Gli esplodeva la testa. Aveva vinto l’allucinazione del soffocamento, ma l’emicrania che provava era reale e insopportabile. Aveva già inghiottito una quantità di compresse sufficienti a perforargli lo stomac

