46 La febbre non era ancora passata, poteva solo prenderne atto. Per via della sciatica, l’uomo si avvicinò zoppicando al venditore di auto dal sorriso smagliante, fuori da un bar di via Triumvirato. Balbettando, gli chiese se aveva da accendere. Sapeva che era un forte fumatore, oramai sapeva tutto di lui. Non lo ringraziò e non lo guardò in faccia. Non era necessario, il suo dopobarba del cazzo, usato a profusione, parlava per lui. S’incamminò urtandolo violentemente, fregandosene del: «Ehi, stai attento!». E appena girò l’angolo del palazzo, sputò e gettò a terra la sigaretta con disprezzo. Non aveva mai sopportato né il fumo né chi fumava. Quell’uomo ripugnante, narcisista e filo militarista, era già carne e basta, anche se non lo sapeva ancora. Presto avrebbe conosciuto il tavol

