II-5

2014 Parole

— Cesare, senti — disse, riavvicinandosi a lui, prendendogli le mani, teneramente — senti, tu forse hai ragione; ha forse ragione questa oscura legge di Dio e degli uomini che castiga i colpevoli giustamente nella loro colpa. Forse, ho detto! Che so, io? Sono sotto il peso di una fatalità ignota, ecco; tutto quello che mi spettava per la mia gioventù, per la mia bellezza, per il tesoro celato di amore che ho in me, l’ho dovuto strappare al peccato, all’infamia: per poter godere l’ora bella, l’ora grande, ho dovuto infelicitare l’esistenza di mia sorella; per poter vivere io nell’amore, ne ho cagionato la morte nella disperazione... Una fatalità ostinata, atroce, vuole che io seguiti come ho cominciato... — La fatalità è un’assai comoda parola: l’adoperano gli infami e i deboli — disse Ces

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