Cesare Dias era vestito con lo smoking, con quella giacchetta che è una falsa marsina, e che è anche il migliore abito estivo degli uomini mondani. Portava una cravatta nera e delle perle nere agli occhielli della camicia; e sullo smoking aveva il soprabito nero. Il cappello era cinto sempre dall’alto crespo nero; neri erano i guanti. Dunque egli non aveva fatto nulla di più per questa cerimonia nuziale: aveva, con eccessiva trascuranza, conservato il suo abito troppo familiare, la marsina di campagna, la livrea gentilomesca che si indossa di sera, da luglio a ottobre. E aveva conservato, con molta cura, il lutto per la morte di sua moglie, mentre Laura, vestita tutta di bianco, aveva tolto il lutto per la morte di sua sorella. Erano soltanto sette mesi, dalla morte: egli aveva ancora il

