Faceva freddo. Carafa, sempre previdente, aveva portato un plaid da carrozza e lo aveva allargato sulle gambe di tutti, volendo che il suo primo non perdesse il calore e la elasticità. Ma Dias, invece di aver freddo, parea soffocasse in quel carrozzone nero e chiuso di cui non aveva voluto neppure che si levassero i cristalli: ogni tanto si piegava allo sportello e teneva la testa fuori, per respirare. — Che hai, hai caldo? — gli domandò Carafa. — Respiro male, qui dentro. Non si potrebbe aprire la carrozza? — È impossibile, in tre, in carrozza, con questa giornata, per queste vie, avremmo proprio l’aria della situazione — notò Giulio. — Hai ragione, ma mi sembra di essere in un sarcofago, con qualche ora di anticipazione. — Non scherzare così — disse Palliano, che era annoiatissimo d

