Capitolo dodici Jared Sono l’uomo vuoto. Come diceva quella stupida poesia di T.S Eliot che ci facevano leggere al liceo? Non posso credere di ricordarmela. Sul serio non posso. Ricordo pochissimo del liceo, ma per qualche motivo, quella poesia adesso viene in superficie. Dato che sono uno stupido malato d’amore, faccio una ricerca con il telefono. È questo il modo in cui finisce il mondo. Non già con uno schianto, ma con un lamento. Sì, diciamo che rende l’idea. Non c’è da meravigliarsi che mi sia tornata in mente. È la stessa dannata depressione che provo adesso. Sono passati cinque giorni da quando me ne sono andato dalla casa dei genitori di Angelina. Cinque giorni senza sonno. Centoventi ore chiuso in questo capannone, a rendere tutto perfetto per lei. È ironico che senta anco

