Alla corte del re
Nello stesso momento in cui l’Astrolabe era sotto attacco da parte di Ziz, nel Regno di Golena, alla corte di re Daugì, J.B. e la principessa dietro di lui si consultavano per esporre le loro idee al sovrano.
Il re, leggermente in sovrappeso, con l’estremità sinistra dei suoi baffi scuri a manubrio rivolta all’insù, stava seduto sul trono. Giocherellava con le proprie dita, mentre ascoltava le proposte avanzate da quello che ora era riconosciuto da tutti come il Protettore di Golena.
Nell’esporre le sue idee, J.B. era pieno di entusiasmo e ciò contagiava anche la principessa, che appoggiava in tutto e per tutto le proposte avanzate, tra cui quella di attraversare il pianeta in cerca degli ultimi Ghrome ed eliminarli, permettendo così a tutte le persone di varcare le mura dei loro Regni senza incappare in quelle terribili creature.
Quando J.B. ebbe finito di esporre le sue idee al re, quest’ultimo, che aveva ascoltato le sue parole in silenzio, sentenziò scuotendo la testa.
«Non se ne parla, J.B.! Buone idee ma non acconsentirò alle tue richieste» e rivolgendosi alla principessa «E tu, figlia mia, non te ne andrai nuovamente a zonzo per il mondo a rischiare la vita! No, non questa volta!» anticipò quella che riteneva sarebbe stata la richiesta di Charlotte.
«Mio signore, non sarebbe necessaria la presenza di…» cercò di commentare J.B., il quale fu immediatamente interrotto dal re.
«Ho già detto di no, J.B.! Godi di una buona nomea a Golena e negli altri Regni come riconoscenza degli eventi dello scorso anno, ma non tentare di abusare di questo privilegio e non mettere alla prova la mia pazienza! Il mio no è no!»
«Ma padre…» intervenne la principessa.
«Non sempre si può vincere, ragazza mia. Capita anche ai migliori! E ora, se non c’è altro, potete anche ritirarvi» terminò re Daugì.
Avviliti e a testa bassa, i due amici voltarono le spalle e si incamminarono verso l’uscita della sala del trono. In quel mentre sopraggiunse il consigliere Ein con un’espressione preoccupata in volto. Quando vide la principessa, la sua espressione si fece ancora più cupa.
«Ein? Va tutto bene? È successo qualcosa?» domandò cortesemente la principessa.
«L’Astrolabe…» commentò girando la testa a destra, abbassando lo sguardo e, riprendendo la sua solita espressione da uomo sulla cinquantina gentile e di buone maniere, riprese, accarezzandosi la testa calva «Devo riferire quanto è successo al re! Potrebbe essere opportuno che ascoltiate anche voi! Il re potrebbe cambiare idea sulle vostre proposte!»
Ein non aveva ascoltato il colloquio appena avvenuto, ma grazie alle sue abilità di scoprire e conservare i ricordi delle altre persone, sia in vita sia defunte, concentrandosi su J.B. aveva appreso i punti salienti.
«Non ti ci metterai anche tu, Ein? Vi ho già detto di no e non ho più intenzione di ripeterlo! Nemmeno se dovesse chiedermelo la personificazione di Saulè!» disse il re infervorandosi mentre si alzava di scatto dal trono.
«Sire…» iniziò il consigliere con il suo solito accento raffinato «non è per questo che sono qui. Porto terribili notizie provenienti da Dolina per quanto riguarda la spedizione dell’Astrolabe…»
A quelle parole fu Charlotte in preda alla preoccupazione a interrompere Ein: «Marcos! Come sta Marcos? Cos’è successo?».
«Si calmi principessa, la prego. Le notizie da Dolina giungono proprio da Marcos… Lui sta bene, si è raccomandato di farvelo sapere…» il consigliere tentò di calmarla.
«E gli altri?» chiese J.B.
Vi fu un attimo di silenzio e poi, scandendo le parole con lentezza, Ein disse: «Morti… sono tutti morti…».
«Come sarebbe a dire che sono tutti morti?» il re sbraitò sgranando gli occhi. «Ein! Esigo di sapere cos’è successo! Avanti, dimmelo!»
«Mio signore, in breve l’Astrolabe, non appena superate le mura di Dolina per rientrare a Golena, si è imbattuta nel Ghrome Ziz, il quale ha fatto a pezzi sia l’equipaggio sia il nostro mezzo che trasportava le risorse appena raccolte. L’unico sopravvissuto, come detto poc’anzi, è Marcos.»
«Be’, non c’è da stupirsi che sia stato solamente Marcos a salvarsi, grazie alle sue abilità sarà riuscito a eludere l’attacco. Però mi sembra alquanto strano che non abbia avvisato gli altri suoi compagni del pericolo» disse il re.
«No, non sarebbe da Marcos non avvisarli, deve essere successo qualcosa di strano. Anche perché non avrebbe mai lasciato che succedesse qualcosa all’Astrolabe. Maurice non glielo perdonerebbe mai» commentò J.B. rivolgendosi al re.
«In effetti non è andata esattamente come ci si potrebbe aspettare, da quel che mi ha riferito le sue abilità non si sono manifestate prima dello scontro. Inoltre, nonostante lo avesse già incontrato in passato, ha definito Ziz peggio di un animale selvaggio. Quando colpiva, in quell’essere non c’era nessun segno di pietà…» A queste parole di Ein seguirono attimi di silenzio.
Da qualche minuto Charlotte era persa nei suoi pensieri e non aveva seguito attentamente il dialogo tra il consigliere, J.B. e suo padre. Il suo unico pensiero era rivolto a Marcos. Era estremamente preoccupata e in ansia per lui, lontano da casa, con in mente la dipartita dei suoi compagni ma soprattutto lontano da lei.
Lei che non era al suo fianco in questo momento, a sostenerlo e a confortarlo, non si dava pace. La sola cosa positiva a cui riusciva a pensare e che le risollevava un po’ il morale era che il suo futuro sposo stava bene, ferito ma salvo. Ora rifletteva sulla possibilità di chiedere a suo padre una piccola scorta per poter andare nel Regno di Dolina a recuperare l’unico sopravvissuto dell’Astrolabe.
Intanto la discussione tra i tre uomini all’interno della sala del trono era ripresa e stava prendendo una piega positiva per J.B.
«Alla luce di quanto appena saputo, non crede che sarebbe meglio prendere nuovamente in considerazione le mie proposte, mio signore?» lo incalzò J.B.
Seguendolo a ruota, il consigliere aggiunse: «Maestà, se mi è concesso, avrei altre informazioni da comunicarle e sospetto che le idee avanzate dal giovane Vindaci non siano da scartare così facilmente».
«Questo lo vedremo in seguito! Avanti, quali altre notizie porti?» sentenziò il re.
«Notizie e richieste dai Mitclan!» disse Ein.
«Cosa diavolo vogliono i Mitclan?» domandò con una punta di risentimento re Daugì, ignorando volutamente J.B. e le sue affermazioni ma iniziando a rimuginare sulla questione.
«È presto detto. Richiedono aiuto per eliminare il Ghrome Ziz e assicurare che Dolina non subisca un attacco.»
Portandosi una mano sotto il mento, re Daugì iniziò a pensare che J.B. poteva essere davvero la soluzione per questa situazione.
«J.B. dimmi, pensi di essere in grado di abbattere Ziz?»
«Sire, da solo o con l’aiuto dei compagni sono certo che saremmo in grado di eliminare ogni minaccia! L’Élite è stata capace di farlo con pochi uomini, salvando sia Permafrost sia Golena, perciò sono convinto che ci riusciremo!» J.B. gonfiò il petto mentre pronunciava tali parole.
«D’accordo giovane Vindaci, ti concederò di partire per eliminare i Ghrome! Ma solo a diverse condizioni. Prima di tutto, saremo noi regnanti a comunicarvi dove dirigervi a seconda delle nostre esigenze; secondo: affronterete Ziz per primo ed eliminerete la sua minaccia; terza e ultima condizione: l’equipaggio sarà scelto da te in quanto capitano, ma l’ultima decisione sui membri spetterà a noi sovrani. Nel caso qualcuno scelto da te non fosse di gradimento a uno dei regnanti, dovrai sostituirlo con un nuovo membro. Intesi?»
«Sì, sire! Non ho altro da aggiungere, accetto le vostre condizioni. Farò in modo che non vi pentiate della vostra scelta!» commentò J.B., inchinandosi leggermente verso il proprio re.
Charlotte, che fino a quel momento era stata in silenzio e in disparte, sentendo che il padre era diventato accondiscendente nei confronti delle idee dell’amico, con coraggio prese la parola. «Padre, anche io avrei una richiesta da fare. Vorrei poter partire per Dolina e riportare a casa Marcos!»
«Figlia mia…»
«Ascolta, Charlotte!» si frappose J.B. tra padre e figlia, interrompendo sul nascere quello che poteva divenire uno scontro tra i due, come già accaduto in passato. «Ziz sarà il nostro primo obiettivo e si trova a Dolina. Lì dove in questo momento si trova Marcos, lì dove ha perso le tracce di suo padre, lì dove al momento non ha nessun compito da eseguire. Non pensi che sarebbe meglio lasciarlo riposare un po’ e permettergli di dedicarsi del tempo? In fondo, abbattuto Ziz lo riporterò da te, ma avrò bisogno del tuo aiuto e puoi darmelo solo rimanendo qui a Golena.»
«Forse hai ragione J.B., ma è comunque in un altro Regno e si troverà solo, mi distrugge non essergli accanto!»
«Sei sempre accanto a lui a suo dire, e inoltre dimentichi che in quest’ultimo anno ha girovagato per i diversi Regni e ha conosciuto molte persone. Non direi che è solo. Considera che con tutte le persone che ha incontrato e le spedizioni fra i vari Regni, se vorrà chiedere un passaggio nessuno glielo negherebbe» la rassicurò J.B. appoggiandole le mani sulle spalle e sorridendole.
«D’accordo J.B., mi fido di te e del fatto che lo riporterai da me!» disse la principessa piena di speranza, guardando l’amico negli occhi.
Grazie al cielo! Sarebbe stato davvero difficile impedire a Charlotte di partire! pensò il re terminato il dialogo tra la figlia e l’eroe di Golena. Rivolgendosi al proprio consigliere ordinò: «Ein! Comunica agli altri regnanti la mia decisione in riferimento alla proposta di J.B. e aggiungi che presto avranno notizie più dettagliate, il tempo necessario per organizzare qui a Golena i vari preparativi. Ah! Non dimenticarti di comunicare loro che pensino a uno o due compagni per ogni Regno da suggerire a J.B.».
«Sarà fatto sire! Altro da comunicare?» chiese inchinandosi leggermente il consigliere.
«Sì! Avvisa prima i Mitclan e di’ loro che Ziz sarà la nostra priorità. Comunicagli anche che si dovranno prendere cura di Marcos. Va’ ora!» sentenziò il re.
A quelle parole Ein si congedò e si diresse immediatamente al luogo deputato alla comunicazione, per condividere con gli altri consiglieri e regnanti le parole di re Daugì.
«Perdonatemi ma anche io vorrei andare!» disse la principessa con l’intenzione di mettersi in contatto con Marcos per sentire la sua voce e varcò l’uscita della sala del trono subito dopo il consigliere.
Rimasti soli, il re si rivolse a J.B. con riconoscenza per le parole dette alla principessa.
«Ti sono grato per aver fatto desistere Charlotte dal suo intento di andare da Marcos.»
«Sire, non deve ringraziarmi e soprattutto non deve preoccuparsi per la principessa. Mi creda, nonostante l’apparenza è in grado di proteggersi e cavarsela da sola» ammise J.B. tornando con la memoria alle vicende accadute sull’Astrolabe.
«Sì, lo so bene. È una peculiarità ereditata da sua madre» sospirò il re. «Comunque, J.B., hai già un’idea su chi arruolare?»
«Sì, ho qualcuno in mente. Alcuni sono da convincere e altri penso che accetteranno sicuramente» disse rimanendo sul vago.
«In ogni caso, ci sarà da fare una scrematura immagino, non pensi che sia meglio arruolare l’equipaggio mediante un metodo diverso?» suggerì re Daugì.
«Per esempio?» domandò incuriosito J.B.
«Non so, una specie di torneo come quello di Vulcano, di cui mi avete raccontato. Potrebbe essere un’idea. Oppure far scegliere ai regnanti in che modo arruolare i membri dell’equipaggio e poi scegliere tra di loro i candidati.»
«Potrebbe essere una buona idea, anche perché sono quasi certo che molti dei candidati che suggeriranno i sovrani saranno tra quelli che ho in mente. Ma sire, la decisione spetta comunque a lei!»
«E sia, J.B. Rifletterò sull’argomento. Intanto ti suggerirei Kone come membro dell’equipaggio. Penso che potrebbe esserti molto utile. Invece, per quanto riguarda il mezzo di trasporto? L’Astrolabe da come ci è stato riferito da Marcos è distrutto, quindi inutilizzabile…» commentò il re.
«Per questo non si deve preoccupare! Poco tempo fa, parlavo con Maurice dell’opportunità di partire e mi ha informato di un suo nuovo progetto adatto a questo scopo. Se non sbaglio lo aveva chiamato B.A.Y.A.T.A., credo fosse legato in qualche modo ai sei mezzi dei Regni. In ogni caso, aveva già iniziato a lavorarci su!»
«Interessante come tutti voi Vindaci vi organizziate senza aver il mio benestare!» notò con una punta di ironia il sovrano di Golena prima di congedarsi.