Chapter 12

1022 Parole
Bisex Questa settimana è volata via troppo in fretta, il mio ragazzone è ripartito lasciandomi di nuovo in compagnia dei miei fantasmi. La presenza di Fabrizio mi riporta con i piedi per terra, mi rinfranca lo spirito. Lui è un uomo concreto, e io ho bisogno di lui per donare un po’ di equilibrio alla mia vita che è sempre in bilico tra immaginazione e pensiero. Sono stati giorni buoni e ce li siamo goduti fino in fondo, è stato bello ritrovarsi dopo tanto, abbiamo fatto l’amore ogni giorno e mangiato, nuotato, passeggiato insieme, abbiamo fatto tardi la sera in giro come adolescenti al primo appuntamento e ci siamo goduti l’intimità e il calore del nostro nido. Spero di riaverlo a casa presto. Una sera abbiamo incrociato anche Alessio che ci ha salutati con il suo solito entusiasmo. Era in compagnia di uno strano ragazzo dai modi un po’ bruschi. Ale sembrava un po’ in imbarazzo, sarà stato per Fabrizio o per il fatto che il suo amico era palesemente infastidito dalla nostra presenza. Spero se ne vada, ho voglia della fresca compagnia del mio vicino. Intanto riprendo il mio pc e continuo il viaggio a ritroso. Quella baita era deliziosa, sobria e accogliente al tempo stesso, il legno e la pietra si sposavano armoniosamente e quelle ampie vetrate sul bosco davano un senso di leggerezza e di respiro, era un suo progetto, uno dei suoi primi lavori. Quando entrammo, tutto era lucido e in ordine, il camino era già acceso e scoppiettante e dalla cucina veniva un profumo di stufato al vino bianco. Pensai che non fossimo soli, ma seppi subito che aveva dato disposizioni a una donna che lavorava per lui di preparare il nido e renderlo accogliente. Mi fece fare il giro della casa e mi fece sistemare le valigie in una bellissima camera matrimoniale con un letto a baldacchino. Era tutto così meraviglioso e magico! E io ero fuori di me dalla gioia. Alle otto e mezza cenammo e fu allora che posò quegli occhi magnetici su di me e con aria seria mi disse che, dal momento che le nostre vite si erano incrociate in quel bar, lui non aveva smesso un attimo di pensarmi. Che mi aveva riconosciuta, aveva sentito e capito che farmi felice era l’unico modo che aveva per riconciliarsi con la vita. Io ero estasiata, troppo felice per voler mettere a fuoco e comprendere il senso profondo di quelle parole. Mi alzai e gli andai incontro, lui mi accolse tra le sue braccia e io posai le mie labbra sulla sua bocca languida e avvolgente. Mi persi completamente in lui. Mi lascio cadere sulla spalliera della poltrona, con il cuore in subbuglio per l’emozione intensa che mi provoca ancora il semplice ricordo di quelle sensazioni. Se chiudo gli occhi riesco a percepire la trama della sua pelle sotto le mie dita e il sapore di quella bocca che irretiva i miei sensi a tal punto da farmi perdere la percezione dello spazio e del tempo. Ho un fitta al ventre e un vago senso di malinconia mi assale; devo distrarmi, ricordo di avere le foto che mi ha portato Alessio e penso di lavorare sul suo ritratto, sarà un’ottima scusa per riavvicinarlo. Mi avvio verso lo studio e dalla finestra lo vedo entrare in giardino, che telepatia! Scendo giù alleggerita dalla bella sorpresa e lo accolgo con uno slancio d’entusiasmo che non si aspetta. “Ciao Giulia, ti disturbo?” ma la sua è una domanda retorica, è evidente che sono felice di vederlo. “Ma no, anzi speravo proprio di vederti, ho bisogno di un po’ della tua sana allegria, oggi sono di malumore.” “Bè, allora sei cascata male!” Comincia a farfugliare, a inveire contro qualcuno ma io non capisco con chi ce l’ha, lo accompagno su e ci sediamo sul divano, lui continua a parlare. “Ho combinato un bel casino con Valerio.” Capisco finalmente che sta parlando del suo ospite. “Io non facevo sul serio quella sera del concerto a Napoli ma lui mi si è appiccicato addosso e adesso è qui a rinfacciarmi addirittura che per colpa mia ha lasciato Matteo.” È palesemente sconvolto, quasi spaventato “Oddio Ale, ricomincia da capo, di chi stai parlando e spiegami meglio cosa è accaduto.” Mi racconta che l’anno scorso, durante una tournée a Napoli, conosce questo giovane critico musicale. “Valerio è brillante, sveglio e maledettamente sensuale, e io ero euforico per la buona riuscita della serata e anche molto ubriaco. Susanna quella sera era rimasta a Milano e quindi siamo finiti a letto.” Lo guardo un po’ perplessa ma non voglio dare a vedere che la cosa mi ha messa un po’ in imbarazzo. Cerco di assumere un’espressione il più possibile normale ma lui se ne accorge e aggiunge: “Sono bisex” e mi fa un sorrisone “l’ho scoperto tanti anni fa. Insomma, la storia va avanti per qualche giorno tutto il tempo che rimango a Napoli, poi ci salutiamo senza accordi, senza programmi, lui sa di Susanna. Penso che la cosa sia finita lì ma qualche giorno fa mi telefona dicendomi che vuole rivedermi, io stupidamente gli parlo della casa al mare ma non mi aspettavo di ritrovarmelo qui.” Dice che quando lui capisce che è stata solo una storia senza peso s’infuria e dà di matto, rinfacciandogli infine di avergli fatto mollare il compagno di sempre per stare con lui. “Ti giuro che mi ha investito con una furia tale che mi ha spaventato a morte, si è messo a urlare che mi avrebbe screditato ufficialmente come essere umano privo di anima e spina dorsale e come artista… bè, non ti sto a dire cosa non ha detto poi della mia musica.” “Mi spiace, Ale, in effetti non mi ha fatto una buona impressione quel giorno che vi abbiamo incontrati, le persone ambigue mi urtano i nervi, le sento a pelle.” È sconvolto. “Non preoccuparti, dai, pensi davvero che un uomo possa avere tanto peso sul giudizio degli altri? Si sgonfierà.” Gli prendo una mano. “Stasera sei ufficialmente invitato da me, ceniamo insieme, ci guardiamo un bel film e poi, se vuoi, puoi rimanere a dormire qui, se temi che possa venire di notte ad accoltellarti nel sonno.” Mi guarda sollevato e piano piano un sorrisone gli illumina il viso, ecco ritrovato il buonumore del mio simpaticissimo, talentuoso, bisex vicino di casa. In fondo, era quello che volevo anch’io.
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