Chapter 14

654 Parole
Ricomincio a respirare Ale continua a farmi domande su Felipe, si è accorto che quell’uomo mi piace, ci scherza su. “Dio santo Giulia, me lo porterei a letto all’istante se solo m’avesse degnato di un po’ di considerazione!” Ridiamo di gusto, poi mi propone seriamente di rimanere un’altra notte lì; io sono molto tentata, ma non posso, Felipe mi piace molto. Troppo. Quel contatto con le sue labbra carnose e morbide mi ha scossa, è stato bellissimo. Allora Alessio decide per entrambi, dice di aver già organizzato una gita in barca con la tipa l’indomani. “Non voglio fare le corse per arrivare in tempo a prendere l’ultimo traghetto, dai Giulia, non farti pregare. Anzi, perché non lo dici a lui e vi unite a noi?” Ci penso su, ci penso tanto, mi addormento alle cinque del mattino. L’indomani mi sveglio tardissimo, Ale è già uscito. Mangio qualcosa e mi faccio una doccia, guardo il cellulare e vedo che ci sono due chiamate non risposte di Fabrizio. Lo chiamo e gli racconto di questa simpatica parentesi vacanziera. Lui sembra sorpreso ma non se la sente di mostrarsi rammaricato, anche se io lo avverto lo stesso a miglia di distanza, in fondo lui non c’è quasi mai e non è pensabile che io me ne stia sempre sola e rinchiusa in casa. Mi raccomanda di divertirmi e di chiamarlo al mio rientro. Esco con un vago senso di colpa che mi accompagna fin dentro l’acqua, oggi è meravigliosamente limpida e calda, mi rilasso e svuoto la mente. Ale mi raggiunge sulla spiaggia con due piatti stracolmi di frutta esotica e profumata, dice di aver visto Felipe e di averlo avvertito della gita in barca di stasera, dice che si è illuminato quando ha sentito che rimaniamo anche stanotte. “La frutta l’ha offerta lui.” Io la mangio con lo stomaco stretto in una morsa, poi decido di dare fondo a quel sano egoismo di cui mi parlava sempre Robert, sorrido ripensandolo, il mio Robert. E mi rilasso. Alle 16 ci ritroviamo tutti e quattro sul molo della baia, noleggiamo una barchetta di legno coperta e ci affidiamo alle mani sapienti di un ometto di colore sui sessanta, magro all’inverosimile, mi chiedo dove trova la forza di reggersi in piedi. La sua magrezza è resa ancora più evidente dal contrasto con il corpo statuario di Felipe che gli è accanto e gli parla allegramente in una lingua che non conosco. È bellissimo. Oggi ha una maglietta bianca aderente che mette in risalto gli addominali scolpiti e le spalle imponenti, i capelli sono legati e qualche ciuffo gli cade in avanti, incorniciandogli il viso. Si accorge che lo sto guardando e mi rivolge un sorriso meravigliosamente solare: ha i denti bianchissimi e i canini in evidenza. Alice, la tipa che accompagna Ale, invece, è una mulattina minuta come me, con gli occhi color miele e uno sguardo gentile e allegro, sembra che i due si divertano un sacco insieme. Felipe mi si avvicina, si siede accanto e mi dà un bacio sulla guancia, scusandosi di non avermi ancora dato il buon giorno; io mi affretto a ringraziarlo per la frutta di stamani, cerco di non far vedere che sono imbarazzata. Ale mi getta uno sguardo d’intesa e mi fa un sorrisetto malizioso che mi mette ancora più a disagio. Felipe mi prende la mano: “Sono contento di rivederti e di sapere che stasera potremo ballare ancora insieme.” Ha un sorriso stampato in volto che è tutto un programma, io gli sorrido perché non posso fare altrimenti. Anch’io sono felice, sì, mi sento sollevata e leggera, le mie turbe, i miei timori, la mia ansia è lontana, non può nulla adesso, adesso che sto vivendo, che il cuore pompa più forte e con più decisione, adesso che vibro e ricomincio a respirare. I posti che vediamo sono magnifici, costeggiamo tutta la baia e ci fermiamo poco dopo essere usciti dall’insenatura. Davanti a noi il mare aperto e caldo, tanto caldo. Decidiamo di tornare indietro e di rifocillarci in acque più docili e familiari.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI