Chapter 20

590 Parole
Nel mio mondo Cap. 6 Dopo quel week and ci vedemmo di rado, lui era sempre troppo incasinato con il lavoro ma mi chiamava due volte al giorno per sentire come stavo e per farmi volare insieme a lui. Intanto la mia vita si stava illuminando piano piano, le mie giornate erano intense e io mi sentivo bene. Anche il mio corpo stava cambiando, era più leggero, più forte, più reattivo. I sensi poi si erano acuiti, vibravano come antennine quando la vita mi ruotava intorno, assaporavo ogni istante con rinnovato entusiasmo, come se ogni giorno fosse quello più importante e quando lui mi stava vicino, anche solo con il pensiero, allora davvero tutto diventava più prezioso. Anche se non c’era fisicamente, Robert riusciva comunque a coinvolgermi così tanto con le sue parole e con quella sua straordinaria capacità di condivisione che era come se mi fosse sempre accanto. La sua vita sembrava essere davvero fuori dal comune, era sempre in giro per il mondo, sempre superimpegnato, ma non sembrava mai stanco, quando mi chiamava era allegro e pieno di vita, d’energia. Avevo la sensazione che non dormisse nemmeno la notte. La sera mi teneva al telefono fino all’una inoltrata, a volte facevamo anche più tardi. Riusciva sempre a risollevare le mie serate malinconiche e a farmi vedere le cose da prospettive diverse. Anche io mi vedevo con occhi diversi: per una vita mi ero sentita la piccola, fragile Giulia, la buffa e impacciata Giulia che non faceva un passo senza il suo cavaliere accanto pronto a difenderla a spada tratta da tutte le difficoltà del mondo. Con lui era diverso; lui era protettivo nei miei confronti, ma io mi sentivo la sua donna, non sua figlia. Una notte mi disse che l’indomani sarebbe venuto a svegliarmi di persona: avremmo fatto colazione insieme, nella mia stanza, in casa mia, l’avrei amato sul mio letto. Ero letteralmente su di giri, fremevo d’impazienza, avrei voluto che la notte passasse in un baleno, avrei voluto aprire gli occhi e ritrovarmelo già lì vicino a me. Non mi riconoscevo più, ma da dove veniva tutta quell’energia, quella passionalità che mi struggeva l’anima ma mi riossigenava il cuore e il cervello? Ovviamente quella mattina spalancai gli occhi due ore prima del suo arrivo. Mi feci la doccia, mi vestii con cura e poi preparai la colazione per due. Non stavo più nella pelle, la sola idea di poterlo toccare, guardare, annusare di nuovo mi faceva stare bene. Lui fu puntualissimo e si presentò davanti la mia porta con un mazzo di fiori e un pacchetto sotto il braccio; io naturalmente mi buttai al suo collo per abbracciarlo e lui mi baciò la bocca con lo stesso entusiasmo. Quel meraviglioso senso di completezza che provavo ogni volta che mi stringeva a sé non l’ho più sentito con nessun altro. Il regalo era un preziosissimo chimono di seta leggerissima dai colori caldi e sensuali che arrivava direttamente dal Giappone. Me lo fece indossare e feci colazione con quello addosso; dopo colazione, mi mostrò come fosse facile toglierlo. Ci amammo per ore e fu stupendo averlo lì a casa mia, nel mio letto, tra le mie cose. Nella rassicurante familiarità della mia stanza, il sogno di quel momento sembrava concretizzarsi, prendere forma e divenire quasi reale. Fu per questa ragione che, quando mi lasciò, il vuoto e il silenzio di quelle mura mi strinsero così tanto il petto da farmi soffocare, le lacrime sgorgarono dagli occhi e un pianto disperato mi scosse tutta fino a lasciarmi sfinita e leggera. Mi addormentai sperando di riaverlo presto con me.
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