“Ciao, ho sempre un tuo ombrello, credo.” “Sì, credo di sì.” Che risposta stupida, che idiota! “Eri stato gentile e non ti ho neanche ringraziato. È che… era stata una giornata terribile per me.” “Sì, ricordo… ricordo le tue lacrime.” Mi guardavi, come a scrutarmi, forse volevi capire se potevi fidarti di quello strano essere fermo dinanzi a te. “Mio padre aveva deciso di sbattermi fuori di casa, quel giorno. E di non vedermi mai più.” Lo dicesti così, come dire “visto che sole, oggi?” “Sbatterti fuori di casa, perché?” Mi fissasti con curiosità, credo ti stessi chiedendo se davvero non capissi o se stessi facendo finta. “Non piangevo per quello, comunque sarei andato via da quella casa colma d’ipocrisia. Ma quel suo rifiuto totale verso di me, dopo quanto mi era costato parlargl

