Capitolo 4

982 Parole
Entrai, mi sedetti sul sedile passeggero della macchina dopo aver messo le mie borse nel bagagliaio e mi allacciai la cintura. Avevo appena ripreso fiato quando mi lanciai oltre i sedili tra le braccia del conducente. La sua risata mi fece il solletico sugli occhi. "Ehi, tesoro di zio." "Zio Ronnie. Mi sei mancato." Scavalcai i sedili e mi sedetti davanti. "Cosa ci fai qui?" Ronnie era il Beta di mio padre, non eravamo parenti, ma era stato presente per la maggior parte della mia vita. "Pensi che lascerei che la mia nipotina birichina venisse da sola nei territori del branco? Nemmeno per idea." "Ti ha mandato papà?" Scoppiai a ridere. "Si mi ha mandato tuo padre, è così in ansia." Mi sorrise e rise con me. "Appena tua madre ha chiamato, mi ha fatto partire con il jet." "Non doveva." Scossi la testa e mi allacciai la cintura. "Certo che doveva. Non ti vede mai abbastanza e ora verrai per l'estate. Cosa succede?" Mio zio mi guardò e io scossi la testa. "Non voglio stare qui." "Perché?" Abbassai lo sguardo sulle mie mani intrecciate. "Ho paura che il mio compagno sia qui e non voglio avere ragione. Ho pensato che se fossi scappata, avrei potuto rimandare l'inevitabile." "Perché non vorresti il tuo compagno?" Chiese mio zio mentre sfrecciava sull’autostrada verso l’aeroporto. "Lo dirò sia a te che a papà, ma non adesso." Mio zio mi guardò, scrutando il mio volto e poi annuì. "Va bene, ma voglio sentire tutta la storia." "La avrai, te lo prometto." Annuì guardando la strada. "Ora concentrati sulla guida così non ci uccidi." Afferrai il volante, sterzando di nuovo nella nostra corsia. "Porca miseria!" Zio Ronnie mi strappò il volante di mano e si concentrò sulla strada. "Mi preoccupo solo per te, cucciola." Non sono riuscita a trattenere la risata perché i lupi smettevano di invecchiare a venticinque anni, e lui sembrava appena più vecchio di me. "Lo so che ti preoccupi." Mi rilassai sul sedile e sospirai. "Ti prometto che quello che è successo non migliorerà affatto quella sensazione." Mi asciugai il viso. "Non so nemmeno perché mia madre mi stia mandando da mio padre. Ha solo detto che potrebbe aiutarmi." "Beh, affrettiamoci a tornare così possiamo capire cosa ti serve, Tesoro." Mio zio premette sull'acceleratore e in poco tempo arrivammo all'aeroporto. Dopo aver caricato le mie borse ci siamo diretti verso il jet, sistemando le cose lì. "Chiudi gli occhi. Sembra che tu abbia dormito a stento oggi e abbiamo diverse ore." Mio zio mi fece una carezza sulla testa prima di sedersi di fronte a me e aprì il suo computer. "Lavoro?" "Lavoro." Annuì. "Quest'estate, puoi insegnarmi alcune cose?" Un piano stava prendendo forma nella mia mente, un piano non solo per tenermi lontana dal mio patetico compagno, ma anche per farmi fare un sacco di soldi. "Certo, Tesoro." Mio zio mi sorrise. "Sai, tuo padre ti insegnerebbe praticamente tutto ciò che può se fossi disposta ad ascoltarlo." "Ho chiesto di trasferirmi nel tuo branco." Mi avvolsi nella coperta che l'assistente di volo mi aveva dato e Ronnie si bloccò. "Cosa sta succedendo?" I suoi occhi brillavano. "Ti spiegherò dopo. Prometti solo di provare a credere a me e di non giudicarmi." "Certo, Tesoro." Sorrise e poi si girò verso il computer sulle sue gambe. "Ora dormi un po'." "Lo farò." Mi girai e mi addormentai quasi all'istante. Mi svegliai con Ronnie che mi stava scuotendo. "Siamo arrivati." Feci un grosso sbadiglio e strinsi la mascella prima di strofinarmi gli occhi. "Ok." Misi via la coperta e mi pulii di nuovo il viso. "Grazie." "Nessun problema, Principessa." L'assistente di volo mi sorrise dall'alto e mi resi conto in ritardo che anche lei era del branco. "Non devi chiamarmi Principessa." "Sei la figlia dell'Alfa." Lei fece un inchino per poi lasciarci a noi stessi. "Dai, tuo padre mi ha già chiamato tre volte da quando siamo atterrati." Ronnie rise e mi portò alla macchina in attesa. In trenta minuti eravamo sulle terre del nostro branco. "Tuo padre ti farebbe venire qui se lo volessi, Tesoro." "Lo so. Ma l'Alfa Vince non mi permetterà di partire..." Guardai Ronnie e feci un sospiro. "Penso che abbia qualche sospetto che stia scappando da qualcosa e non mi lascerà andare finché non ne sarà sicuro." "Me lo dirai, Tesoro." Esitai mentre arrivavamo davanti alla casa del branco. Prima che potessi rispondere, la porta venne spalancata e mi ritrovai circondata da braccia potenti e un odore che fece calmare il mio stomaco agitato. "Papà." "Ehi, cucciola mia." La sua voce profonda mi calmò ancora di più e sentii i miei occhi pizzicare. "Mi sei mancato." Singhiozzai mentre mi slacciava la cintura di sicurezza e mi stringeva tra le sue braccia. "Come mi sei mancata!" Mi baciò la fronte. "Ora abbiamo molto di cui discutere." Si mise a correre con me prima che potessi pronunciare un'altra parola, con Ronnie che lo seguiva da dietro. "Piano, fesso. Alcuni di noi non possono muoversi così velocemente." Ronnie faticava a tenere il passo e le mie risate riempirono i corridoi della casa del branco. Ci sistemammo nello studio di mio padre con un Ronnie a corto di fiato, che stava brontolando. Dea, mi mancavano così tanto quei due. "Dimmi cosa c'è che non va, cucciolo." Mi guardai intorno e ancora una volta esitai a parlare. Mio padre prese il mio volto e scosse la testa. "Niente di quello che mi dirai cambierà qualcosa, cucciola. Ti credo, non importa quanto sia pazzesco." "Sono d'accordo, Tesoro di zio." Il mio stomaco si calmò nel vedere quanto fosse risoluto. Avrebbe creduto alla mia pazzia. Potevo dirgli qualsiasi cosa, per quanto folle fosse la mia storia, mio padre e Ronnie avrebbero creduto a tutto ciò che dicevo. Qui non ho mai messo in dubbio la mia sanità mentale. Quindi finalmente mi ricomposi e raccontai la mia storia.
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