VI.Nel giardino, dietro i due abeti gemelli, un folto di ligustri, mirti e semprevivi formava capanna. Là Claudio e il medico curante portarono, sulla poltrona, Eugenia. Li avevamo seguiti io e le ragazze, timorose queste; ma io non provavo niente di quel che provavano gli altri. Più visibili, là fuori, erano nella convalescente le tracce della malattia che l'aveva prostrata; manifeste vene azzurrine segnavano alle tempie la pura fronte; profonde e oscure, nel pallore diafano del volto, le occhiaie; infossate le guance; violento il rilievo agli zigomi e alle mandibole. E le mani.... così bianche! così affilate!... — Ah Sivori! — ella mormorò con un pallido sorriso, quasi mi dicesse: «Come sono contenta». — Zitta! — impose Moser. — Zitte anche voi! — disse alle ragazze, che non fiatavan

