3. Quando, sul tardi, Giustino Boggiolo rientrò in casa (aveva appena il tempo di fare in fretta in furia le valige) era così stanco, in tale vana fissità di stordimento, che finanche alle pietre avrebbe fatto pietà. Solamente a sé stesso non ne faceva. Appena entrato nella cupa ombra dello studiolo, si trovò senza saper come né perché tra le braccia, sul seno d'una donna che lo sorreggeva in piedi e gli carezzava la guancia pian pianino con la tepida mano profumata e gli diceva con dolce voce materna: - Poverino... poverino... ma si sa!... ma così voi vi distruggete, caro!... oh poverino... poverino... Ed egli, senza volontà, abbandonato, rinunziando affatto a indovinare come mai Dora Barmis fosse là, nella sua casa, al bujo, e potesse sapere ch'egli per tutte le fatiche sostenute, per i

