III. CIAO, TAMARA Sono le tre e un quarto quando arrivo al villino di Schribner. Il villino si chiama «Timo Selvatico». Lo leggo sul cancelletto bianco. Vado a bussare alla porta e aspetto. Penso a quella tale che ho conosciuto all’American Bar due o tre sere fa. Peccato che io abbia dovuto mancare all’appuntamento con lei, questa sera, perché, ormai, non saprò mai piú che cosa pensa, quell’angioletto, della vita e del mondo, e poi, per tutto il resto della mia esistenza, mi domanderò sempre quel che sarebbe potuto accadere e cosí via. Infatti, il ricordo piú profondo ve lo lascia sempre la donna che non siete riusciti a conoscere bene. Quel vecchio furbacchione di Confucio diceva: «La maliarda che conoscete bene è come il libro di poesie che avete letto e riletto. Non ha imprevisti..

