VI-4

2014 Parole

Ciarravano sta seduto su una delle due sedie che ho dinanzi alla scrivania. Indossa l’impermeabile dello stesso colore della sua 1100, forse col medesimo carico d’anni. Da tempo porta gli occhiali, ma solo da pochi mesi ci ha fatto montare lenti scure. Per nascondere gli occhi arrossati da notti insonni e deserte dopo solitarie cene nella trattoria di via Leone IV dove va tutte le sere. Trattoria a essere buoni. Piuttosto osteria, coi vecchietti che giocano a briscola sulle tovaglie a scacchi, il fiasco al centro. Però si mangia bene. Fanno un ottimo pollo arrosto. Oggi Ciarravano deve aver tracannato già almeno una fojetta. Orecchie e naso congestionati, e addosso quel sentore di cantina di chi strizza l’occhio a Bacco. “Ciao, Domenico.” Mi guarda buio. Poi, con le mani arrossate e att

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