CAPITOLO LXXVI

496 Parole

CAPO LXXVI Dopo la morte d’Oroboni, ammalai di nuovo. Credeva di raggiungere presto l’estinto amico; e ciò bramava. Se non che, mi sarei io separato senza rincrescimento da Maroncelli? Più volte, mentr’ei, sedendo sul pagliericcio, leggeva o poetava, o forse fingeva al pari di me di distrarsi con tali studi e meditava sulle nostre sventure, io lo guardava con affanno e pensava: “Quanto più trista non sarà la tua vita quando il soffio della morte m’avrà tocco, quando mi vedrai portar via di questa stanza, quando, mirando il cimitero, dirai: ‘Anche Silvio è là!’”. E m’inteneriva su quel povero superstite, e faceva voti che gli dessero un altro compagno, capace d’apprezzarlo come lo apprezzava io – ovvero che il Signore prolungasse i miei martirii, e mi lasciasse il dolce uffizio di tempera

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