CAPO LXXXI Le consolazioni umane ci andavano mancando una dopo l’altra; gli affanni erano sempre maggiori. Io mi rassegnava al voler di Dio, ma mi rassegnava gemendo; e l’anima mia, invece d’indurirsi al male, sembrava sentirlo sempre più dolorosamente. Una volta mi fu clandestinamente recato un foglio della Gazzetta d’Augsburgo, nel quale spacciavasi stranissima cosa di me, a proposito della monacazione d'una delle mie sorelle. Diceva: «La signora Maria Angiola Pellico, figlia ecc. ecc., prese addì ecc. il velo nel monastero della Visitazione in Torino ecc. È dessa sorella dell’autore della Francesca da Rimini, Silvio Pellico, il quale usci recentemente dalla fortezza di Spielberg, graziato da S.M. l’Imperatore; tratto di clemenza degnissimo di sì magnanimo Sovrano, e che rallegrò tutt

