Per tutto il tempo, la mia mente sembrava essere andata a farsi fottere in una specie di "vuoto". Ho annuito mentre Normani mi raccontava ogni tipo di vicenda su Ty, niente che io sono mai stata al corrente dal sotto scritto. Ho sforzato qualche sorriso quando Josh raccontava delle barzellette che in realtà non riuscivo neanche a seguire, e a malapena rispondevo alle domande di Sheryl con dei banali "sì" e "no", quasi fossero tutti gesti meccanici che in realtà non sentivo neanch'io di fare. Non mi sono meravigliata alla vista di camerieri e altri maggiordomi, e alla fine ho passato l'ultima ora abbondante a guardare le pietanze che mi venivano servite nel piatto a malapena riuscendo a mettere qualche boccone nello stomaco. Mi sono resa conto di avere tenuto per la maggior parte del tempo lo sguardo chino sul piatto distante da quello di tutti gli altri o da ciò che mi circondava, e tra i miei pensieri non riuscivo a capire se questo estraniarmi fosse dovuto da quell'episodio di poco prima con Mila, o se fosse dovuto per il semplice fatto che, scherzo del fato, lei fosse seduta di fronte a me.
Mi sono sentita i suoi occhi addosso per la maggior parte del tempo, e quando cercavo di ignorare quella sensazione di fastidio allo stomaco cercando di immischiarmi in ciò che succedeva, puntualmente, tra una distrazione e l'altra di poco conto finivo sempre per incrociare quei profondi occhi marroni che mi fissavano già.
«Sono davvero felice di questa serata», esclama all'improvviso Josh, distraendomi fortunatamente ancora una volta dal giocare col cibo nel piatto.
Stranamente tutti se ne stanno in silenzio. Accortasi dell'essere al centro dell'attenzione con gli sguardi di tutti puntati addosso, Josh si schiarisce la voce, e continua: «voglio dire, sono qui con tutta la mia famiglia: Normani a breve avrà la sua laurea in odontoiatria, il nostro ragazzo ci ha finalmente presentato la sua splendida fidanzata, Lia», Josh mi indica con un calice di vino rosso in mano, e stavolta non è solo lo sguardo di Mila che sento addosso: ma quello di tutti.
Josh mi sorride amorevolmente, e ricambiare mi sembra uno sforzo immane; mi sento completamente a disagio all'essere al centro dell'attenzione come se fossi una specie di dea.
Poi, con voce soave, esclama: «un brindisi a Tryon e Lia: una delle coppie più belle e affiatate che abbia mai visto!» Esclama, e mentre sforzo un sorriso e mi unisco al brindisi generale, dentro di me mi chiedo dove ci sia tutto questo feeling e quest'affinità che tutti ammirano. Anzi, mi chiedo da quanto in realtà tutto questo non ci sia più.
Da quanto siamo diventati così distanti? Che diamine ci è successo? Ma, soprattutto: come siamo finiti a sembrare quasi due perfetti sconosciuti?
Subito dopo il brindisi e un boato generale di cori che acclamavano me e Ty, una voce diversa per la prima volta durante la serata si innalza nel caos generale.
«Wow, quanta felicità... Sto esplodendo gioia da tutti i pori, davvero!»
All'improvviso, un silenzio pesante scende tra la tavola. Il mio istinto mi dice di voltarmi, e ancora una volta mi ritrovo ad incrociare lo sguardo di Mila, sempre più profondo ma stavolta stranamente più duro da quando l'ho vista la prima volta. Nessuno osa fiatare, e per la prima volta non mi va' di abbassare lo sguardo da quei due pozzi profondi. Mila sfodera un mezzo sorriso, ma non so descrivere che tipo di sorriso sia: so solo che qualcosa dentro mi dice che non c'è nulla di buono nell'aria e qualcosa, dentro, mi sta scombussolando tutto e d'un tratto non ho più voglia del dolce che hanno appena servito.
Mila afferra il suo calice di vino, che stranamente ha preferito rosato per una servita di carne, e lo punta esattamente verso di me.
«Dev'essere davvero bello stare con uno che non crede nel matrimonio, che non crede in un nucleo famigliare, con uno che non si sposerebbe neanche se gli puntassero una pistola alla testa, perché piuttosto preferirebbe la morte», mi rivolge un sorriso, ma quelle parole hanno avuto il potere di cascarmi addosso come un secchio d'acqua gelida, mozzandomi il respiro.
Sento gli occhi pizzicare, e la camera è come se si stesse rimpicciolendo attorno a me. Ma una determinazione dentro di me, o forse il mio maledetto orgoglio, mi dice di non dargliela vinta. Ed è per questo che non abbasso lo sguardo. E neanche il calice di vino che ho ancora tra le mani.
Raddrizzo le spalle, scuoto i capelli all'indietro e non mi premuro neanche se la scollatura si sia spostata di troppo o meno: che guardassero, non m'interessa. E che guardasse pure lei, visto che non sarebbe la prima volta che lo fa.
Alzo anch'io il calice, ma lo trattengo ancora verso di me e mentre cerco di controllarmi, il tono di voce mi esce più aspro della mia norma.
«Wow... Però, sei davvero brava, a osservare le persone. Si vede che sei una che guarda molto.»
Inconsapevolmente per gli altri, ciò che dico ha della bruciante verità dentro, e il sorriso sul volto di Mila sparisce lasciando il posto alla solita espressione dura con cui l'ho vista per tutto il tempo. È come se avesse quell'aria da incazzata col mondo intero cucito sulla faccia.
Mila non risponde, e io non ho la benché minima intenzione di dargliela vinta al dolore che mi ha provocato: perché tutto quello che ha detto è stramaledettamente vero. E il fatto che una perfetta estranea, tra l'altro così stronza e insignificante, abbia avuto il coraggio di tirare fuori quella verità che non ho mai avuto il coraggio di accettare mi manda il sangue al cervello.
In un attimo, tutto ciò per cui ho lottato affinché non mi oscurasse via la felicità con Ty, tutto ciò che dalla vita ho sempre voluto e che ho accantonato per amore di un uomo, ritorna a galla in un mare di dolore in cui mi è difficile rimanere a galla. Quel dolore che per anni ho nascosto è ritornato a legarmi in un'unica fune; dentro di me urlo a pieni polmoni di essere salvata, ma la fune mi trascina sempre più velocemente a fondo, e nessuno mi sente, nessuno fa qualcosa per salvarmi.
E' tutto questo dolore che mi fa esplodere.
«Su, avanti: dicci per cosa sei felice tu, cos'è per te la felicità ma, soprattutto, tu hai mai capito cosa significa essere felici!? Perché da quel fottuto sguardo da cane arrabbiato che ti ritrovi non mi sembra proprio!» Urlo, e subito dopo mi accorgo di essermi alzata, e che la mia altezza sovrasta Mila che ora mi guarda con uno sguardo che mi sa soltanto di odio.
D'un tratto ho il respiro affannato, e mi accorgo che tutti mi stanno guardando a bocca aperta, Ty incluso che non si muove di un passo per fare qualcosa: ed è proprio questo l'ultima goccia che fa traboccare tutto. Mi sembra di essere un vaso di Pandora.
«Sai una cosa?» Borbotto più a me stessa, che a qualcun altro. Prendo la pochette appesa alla sedia, e mi volto verso Ty: «va' a farti fottere pure tu, Ty!» Urlo.
Scaravento la sedia a terra, la sorpasso, e senza guardare in faccia nessuno, ne tanto meno quella stronza di Mila, mi incammino via da quella maledetta sala da pranzo. Sento il telefono vibrare nella borsetta, e subito dopo ricordo di avere io le chiavi dell'auto di Ty.
Non dovrei farlo, ma in questo momento tutta la razionalità che ho sempre avuto è sparita. Tiro fuori le chiavi dalla borsa, mi precipito in fretta giù per le scale, e quando sento Ty urlare il mio nome fortunatamente sono già davanti alla porta d'ingresso. Mi precipito di corsa in macchina, slaccio in fretta i sandali alti e dolorosi che per tutta la serata ho dovuto sopportare e nonostante le mani che tremano d'agitazione riesco a mettere le chiavi nella toppa.
Riesco appena in tempo ad accendere il motore e a strizzare a tutto gas la retromarcia, quando Ty si precipita fuori e corre verso di me.
«Lia!» Urla, e per poco non rischio un infarto quando si precipita buttandosi sul parabrezza. «Fermati immediatamente, è una pazzia! Dove cazzo vai!?» Continua ad urlare, e quando lo vedo muovere dei passi per raggiungere la portiera, metto la sicura giusto in tempo quando tenta di forzare ad aprire lo sportello.
«Lia!» Tira dei pugni sul finestrino, mentre comincio sul serio a essere terrorizzata. «Apri questa cazzo di macchina!» Tira un calcio contro la portiera, e per poco non sento il suo piede sfondarla e raggiungermi. Non lo ascolto.
Inserisco in fretta la marcia, e un attimo prima che Ty possa sferrare altri colpi schiaccio il pedale dell'acceleratore e la macchina parte a tutto gas con un suono acuto e fastidioso. Ty mi rincorre dietro per metà vialetto e alla fine si ferma, stremato. L'enorme cancello fortunatamente si apre senza che io debba scendere, e quando dallo specchietto retrovisore mi accorgo di aver lasciato tutto dietro, comprendo di aver lasciato lì anche tutte le mie false sicurezze e quell'amore che mi è scivolato via definitivamente dalle mani. Il telefono prende a vibrare subito dopo incessantemente; lo spengo del tutto, e quando imbocco l'autostrada per ritornare a casa scoppio in un pianto liberatorio e mi lascio andare per tutto il viaggio.