Fifth 31/12/2019

2140 Parole
Channelle Ho sempre amato il lunedì, quando finalmente posso iniziare una settimana così piena di attività da isolarmi dal resto del mondo, ma questo lunedì è iniziato nel modo sbagliato dal momento in cui la mia sveglia ha suonato... con mezz'ora di ritardo. Il mio aspetto è tremendo, tanto che Bartol si è quasi spaventato quando mi sono presentata di nuovo al suo ufficio. Ho solo avuto il tempo di andare in bagno e dare una rapida occhiata alle mie occhiaie allo specchio stamattina, prima di lasciare la mia stanza e raggiungere l'azienda. Sono contenta che Bartol non mi abbia ancora detto nulla sull'uniforme che sarò costretta a indossare, così non ho dovuto perdere altro tempo e mi sono messa una larga felpa, questa volta azzurra per far capire ai miei colleghi che non sono un emo, ma una ragazza allegra e socievole... per la maggior parte del tempo. Quasi. I miei capelli sono raccolti in una crocchia disordinata, di cui però vado orgogliosa, mentre le mie labbra oggi sono così arrossire e rigonfie dal freddo che semprano essere sul punto di scoppiare per il sangue accumulato. Se prima sognavo una vita da donna indipendente, ordinata, con un uomo al mio fianco da supportarmi a ogni mia decisione, il mio mito si è rovinato già al primo giorno di lavoro. Sono così a disagio che raddrizzo la schiena sulla sedia e riprendo a leggere il documento dei prestiti dalla prima riga per accertarmi di non aver tralasciato nessun dettaglio. Non è facile adattarsi a questo posto, non quando davanti al mio ufficio passano ogni cinque secondi super modelle quasi anoressiche, con addosso vestiti che non lasciano niente all'immaginazione. Una parte di me dice che devo assolutamente comprarmi un paio di jeans attillati, o quantomeno un vestito da indossare stando seduta in questa stanza, solo per evitare le strane occhiate che mi lanciano queste ragazze. Vorrei solo che le mura non fossero di vetro. Sollevo lo sguardo lentamente per accorgermi che ci sono ancora donne sedute nel corridoio davanti al mio ufficio, sussurrando e ridacchiando tra di loro, ma la porta spalancata del mio ufficio non mi aiuta a far finta di nulla e concentrarmi uso mio lavoro. Non so se riuscirò ad abituarmi alle loro strane occhiate, ma non sapevo nemmeno di ritrovare così tante modelle su questo piano del grattacielo, dedicato ai gestori e soci economici dell'azienda di Bartol. Non so nemmeno come il vecchio possa permetterlo. Se solo non temessi di essere licenziata oggi stesso non sarei qui seduta ora, ma a prenderle per i capelli fino a costringerle a non presentarsi più davanti al mio ufficio. «Stanno aspettando il figlio di Bartol.»-giro la testa di scatto verso la porta aperta quando realizzo le parole della donna che si incamminia nella mia direzione. Aggrotto le sopracciglia per la confusione quando mi accorgo di essere stata beccata a fissare le modelle, ma premo le labbra in una linea dura quando le sue parole si ripetono nella mia testa, mentre mi maledico mentalmente per aver lasciato la porta di vetro aperta. Aggrotto la fronte, distogliendo gli occhi dalla sua figura, per riportare lo sguardo sull'ufficio di fronte al mio, spalancando gli occhi quando capisco che Bartol mi ha piazzata davanti alla stanza di suo figlio per ritrovarmelo di fronte ogni maledetto giorno in cui verrò a lavorare in questo posto! Maledizione, Bartol! Stringo i denti e sbatto più volte le palpebre per non bestemmiare davanti alla signora che è entrata nel mio ufficio senza nemmeno degnarsi di bussare. È io che credevo che le ragazze fossero venute apposta per darmi fastidio al primo giorno di lavoro, o comunque per trovare una nuova preda da prendere in giro e di cui pettegolare per il resto dei giorni che prevede il mio contratto. Se avessi saputo che Bartol sarebbe stato così bastardo, nel contratto di lavori ci avrei aggiunto come condizione quella di lavorare ad almeno tre piani di distanza da suo figlio, piuttosto che sopportare lui e le sue p********e ogni mattina. [ricordi] 31/12/2019 Porto una mano sul ventre e faccio un smorfia di fastidio, guardandomi intorno spaesata. Maledizione! Questa casa sembra un castello! Spalanco la porta di fronte alle scale come mio futuro cognato mi ha detto di fare, ma spalanco la bocca e salto sul posto quando i miei occhi finiscono sulla figura di due donne completamente nude davanti al figlio di Bartol, che indossa solo un paio di boxer, lasciando intravedere tutto il suo corpo da gigante davanti al mio sguardo, ma appena la sua espressione inizia a indurirsi, senza aprire bocca mi affretto a chiudere di nuovo la porta e voltare le spalle a quello che pensavo fosse il bagno, non una stanza dell'orrore! [fine ricordi] Non mi sorprende che Jason abbia delle ammiratrici, e non mi sorprenderebbe nemmeno sapere che è entrato nelle mutande di ciascuna dielle donne che ora lo stanno aspettando. «Immagino.»-farfuglio scocciata, continuando a guardare con disprezzo le tre modelle sedute affianco alla porta dell'ufficio di Jason, ma sforzo un sorriso quando la donna al mio fianco sghignazza: «Hai già avuto la sfortuna di conoscere Jason.»- annuisce alle sue stesse parole, mentre alza il mento nella mia direzione e porta una mano ai capelli rossi e corti per portarli indietro. «Ho avuto la sfortuna di essere la sua fidanzata.»- farfuglio infastidita, allungando una mano nella sua direzione per farmi consegnare il documento che ha in mano, ma pentendomi subito dopo delle parole che scappano dalle mie labbra con acidità. Non conosco questa donna e non so che rapporti ha con Jason o Bartol, anche se dalla sua smorfia, direi che non abbia una forte simpatia per il figlio del proprietario. La sua espressione passa da perplessa a stupita, a confusa in un millesimo di secondo, mentre in ufficio cala il silenzio per un paio di secondi. Mi guarda dritto negli occhi con un paio di pozzanghere grigissime, come se volesse studiare la mia personalità solo fissandomi il viso, o forse chiedendosi come può un disastro come me essere stata la fidanzata di un uomo come Jason, dal fisico di una bestia e dall'aspetto minaccioso, quasi volesse terrorizzare chiunque lo guardi negli occhi. «Diventeremo grandi amiche...»-mi guarda dall'alto con uno sguardo soddisfatto e pieno di ammirazione, per poi lanciare una rapida occhiata al mio nome inciso su una lastra di vetro sul mio tavolo: «... Channelle.» - conclude con lo stesso tono, mentre mi guarda dalla testa ai piedi, prima di allungare una mano nella mia direzione: «Kristen, la capo stilista.»-alza di nuovo il mento per mettere in evidenza le sue pupille chiarissime, di un grigiocosì chiaro che mi sembra essere la prima volta di vedere due occhi così ipnotizzanti. Stringo la sua mano delicatamente, cercando di evitare le voci sempre più vivaci delle modelle, che si alzano in piedi nel corridoio a pochi metri di distanza. Kristen sembra una donna molto sofisticata, al che non capisco perché mi abbia rivolto la parola. Una qualsiasi altra stilista, vedendomi, mi avrebbe aggiunto alla sua lista nera. La guardo attentamente dal basso, approfittando del fatto che distoglie gli occhi dai miei per riportarli verso l'ufficio di Jason. Non so perché anche a lei dia fastidio quell'uomo, ma cerco di scacciare dalla testa l'idea che anche lei sia una delle sue prede. Non so quanti anni possa avere, ma sicuramente non meno di quarantacinque o cinquanta, anche se non mi stupirebbe sapere che Jason faccia sesso con donne molto più grandi di lui. Kristen sembra una brava donna, ma i suoi occhi furbi e chiari trasmettono diffidenza e tristezza, come se ne avesse passate tante nella vita. «Ecco il tuo ex.»-porta gli occhi al cielo e schiocca la lingua più volte, mentre scuote la testa con disdegno, ma appena realizzo ciò che ha detto mi affretto ad abbassare la testa sul dossier che mi ha consegnato. Il cuore mi sale in gola al solo pensiero di quello che starà succedendo di fronte al mio ufficio in questo momento, ma preferisco tenere la testa bassa e fingere di essere del tutto indifferente a quel bastardo, piuttisto che alimentare il suo maledetto ego e fissarlo, come se mi importasse ancora di lui e della sua vita. «Hai fatto bene a lasciarlo, Channelle.»-sospira e continua a guardare verso la parte opposta del corridoio, poggiando una mano sulla mia scrivania mentre mi dà il tempo di dare una rapida lettura al suo fascicolo che stringo tra le dita e firmare. È stato lui a lasciarmi, vorrei dirle, ma preferisco trattenere dentro di me la rabbia, premendo le labbra tra di loro con così tanta forza da farmi del male. Con la mano sudata mi sbrigo a segnare il mio cognome sulla carta bianca, per poi sollevare la mano verso di lei e farle capire che qui abbiamo finito. «Bisogna stare alla larga da quell'uomo.»-continua con un tono severo, facendomi venire la pelle d'oca per il modo in cui si sofferma su ogni singola parola, come se Jason fosse il capo della 'miamian mafia' e non solo un bastardo puttaniere che non sa come amare una donna. Prendo un forte respiro, trovando il coraggio di alzare la testa solo quando la stilista si decide di ringraziarmi e voltarmi le spalle, allontanandosi con grazia dal mio ufficio, come se stesse sfilando su una passerella, gettando le testa indietro ogni tanto per portare il ciuffo di capelli sulla testa e non farlo scivolare davanti agli occhi. Con la coda dell'occhio sposto lo sguardo verso l'ufficio di Jason, ma il mio battito cardiaco rallenta quando mi accorgo che le modelle sono di fronte alla sua scrivania, mentre lui è seduto sulla sua sedia, guardandole una ad una dalla testa ai piedi con un sorriso malizioso in viso. Se solo avessi un po' più di coraggio mi alzerei da questa sedia e andrei a togliergli quel maledetto sorriso dalla faccia, prendendolo a schiaffi davanti a quelle tre p********e, ma appena questa scena inizia a farsi spazio nella mia testa, un uomo alto e biondo si presenta di fronte a me, poggiato con la spalla allo stipite della porta del mio ufficio, facendomi capire per la seconda volta da stamattina che devo chiudere quella maledetta porta di vetro la prossima volta, dato che qui nessuno ha imparato nel corso della sua carriera l'arte del bussare alla porta prima di entrare in una stanza! Appena mi accorgo della presenza di Mikael scuoto la testa e ritorno alla realtà, affrettamdomi a trovare delle scuse: «Non ti avevo notato.»-balbetto quando i suoi occhi incrociano le mie pozzanghere, al che sfocia uno dei suoi sorrisi accoglienti, staccandosi dalla porta per addentrarsi finalmente nella stanza. «E io ne ho approfittato per fissarti.»- dice spudoratamente, facendomi alzare la testa di scatto mentre le mie guance si colorano di un rosso vivace. «Ti... Ehm, ti serve qualcosa?»- balbetto, schiarendomi la voce più volte per non apparire timida, ma quest'uomo è così diretto che non è la prima volta che mi lascia senza parole, mentre abbasso la testa sulla scrivania, fingendo di avere altro da fare. «Mio padre ha preparato il contratto che avevi chiesto.»-risponde con un tono divertito, il che mi infastidisce assai, anche se cerco di non darlo a vedere e di concentrarmi sulle sue parole. Non ho mai chiesto un contratto a suo padre. Non so nemmeno chi sia suo padre, ma immagino che sia stato Bartol a richiederli per tenermi al corrente di tutti i rapporti dell'azienda. Sollevo la testa lentamente, accorgendomi solo ora della cartella che ha in mano e che poi poggia sul legno del mio tavolo. «Grazie.»-il mio tono freddo mi rassicura, tanto che ritrovo il coraggio di guardarlo negli occhi, mentre prende posto sulla sedia dalla parte opposta della scrivania, come se gli avessi dato il permesso di farlo e avessi voglia di iniziare una conversazione con lui ora. Nel seguirlo con lo sguardo, i miei occhi si spostano alle sue spalle spontaneamente, ma mi pento del mio gesto quando le mie pozzanghere incrociano un paio di occhi così scuri che sembrano volermi trafiggere. Il mio cuore perde un battito quando noto i suoi lineamenti duri, mentre le sue spalle sembrano più larghe del solito sotto la leggera maglia nera che copre il suo petto. La sua espressione è così minacciosa che ancora una volta mi pento di aver scelto di lavorare in questo posto, ma appena mi rendo conto di dove mi stanno portando i miei pensieri, mi affretto a scuotere la testa e ricambiare la sua smorfia con un'espressione indifferente, tanto che sposto lo sguardo verso Mikael di nuovo, sfociando un sorriso a trentadue denti nella sua direzione e giurare a me stessa di evitare quel bastardo per il resto dei giorni in cui lavorerò per suo padre. ???? Che ne pensate dell'atteggiamento di Jason? Secondo voi è odio o gelosia? ???? Instagram : ema_8570
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