Mi si blocca il respiro. «Mi… mi manchi anche tu, Viktor.» Mettiamo giù, e poi mi ritrovo a sorridere e piangere in contemporanea. Mi addormento così. Mi sorprende di nuovo chiamando anche la sera dopo. E poi quella successiva. Diventa una cosa normale per noi, e anche se non facciamo sempre sesso telefonico, gli mando un sacco di foto oscene. Lui ricambia, anche se le sue foto spesso sono più divertenti che sexy, perché è un po’ imbranato con la tecnologia. Penso comunque che sia adorabile. Una sera, suggerisce con nonchalance che io vada a trovarlo in Russia. «Ma non ho nemmeno un passaporto. Non ci vuole tanto tempo per averlo?» «Tutti dovrebbero avere un passaporto. Vai a fartelo. Poi programmeremo una visita.» «Non so neanche se posso prendermi delle ferie. Dovrei parlarne con F

