Pianse con foga, mordendosi il pugno per non urlare al destino che era crudele, troppo per lei, e che si era accanito, dandole un dispiacere dopo l’altro. Per questo non si accorse che Rafe l’aveva seguita, con le spalle infossate e un senso di vuoto almeno pari al suo. “Stai bene?” mormorò, offrendole un fazzoletto. “Secondo te?” sbottò lei, ma si pentì della propria linguaccia quando, scrutandolo, notò che, pur non piangendo, quell’uomo era prostrato dal dolore. “Scusami, non sono di compagnia in questo momento.” “Neppure io” ammise lui. Poggiò i gomiti sul tetto dell’auto sul cui cofano Clara si era seduta e rimase al suo fianco, perso nei propri pensieri. Dalla sala comune arrivarono delle esclamazioni festose e, profondamente ferita, Clara scese dal cofano e si voltò bruscamente

