Capitolo 16

2368 Parole
Parcheggio la macchina di mio padre nello stesso posto in cui l'aveva lasciata prima che mi allontanassi, per poi buttare la testa indietro, chiudendo gli occhi. Una smorfia di disprezzo nei confronti di me stessa si forma sul mio volto quando ritorno a sentire le mani di Alex addosso. Le sue mani ruvide e calde… Avevo pianificato di ritornare a casa con un sorriso in faccia e una firma su foglio di carta, ma rimango impalata a pochi passi dalla porta della mia casa, con lo stomaco in subbuglio. Apro la portiera non appena mi accorgo che è passata la mezzanotte, chiedendomi se i gemelli stiano già dormendo, ma non appena esco dalla macchina rabbrividisco nel sentire l'aria fredda scontrarsi con la mia pelle, quindi strofino le braccia con le mani, mentre mi avvio verso la porta con il muso lungo. Sono scappata via terrorizzata, ma non da Alex quanto dal fatto che ogni singola cellula del mio corpo si è fermata e non sono riuscita a muovere un muscolo per fermarlo nell’esatto momento in cui mi ha sfacciatamente toccata per tapparmi la bocca. È riuscito nel suo intento, ma non voglio che creda di aver su di me lo stesso effetto di cinque anni fa. Chiudo il portone alle spalle con cautela per non rischiare di svegliare nessuno, soprattutto mia madre, che ha l'udito di un pitbull anche quando dorme. Attraverso il salone in punta di piedi, ma, prima di raggiungere la mia camera, mi affretto ad entrare in cucina. Avrei voluto fare una doccia fredda all'istante per fingere di non essere mai andata a quella cena, ma mi accontento di un bicchiere di succo di frutta nel cuore della notte. «Amo il succo di mela.»-avvicino il bicchiere alle labbra, ma, prima che possa gustare quello che per me è nettare degli dèi, Louis alza una mano in aria. «Non lo ameresti se sapessi che sono trenta chilocalorie ogni cento litro.» Mi trattengo dall'alzare gli occhi al cielo, limitandomi ad allontanare il bicchiere dalle mie labbra per accontentarlo. Quest'uomo è peggio di mia madre, ma decido di non offenderlo, urlandogli contro che ho appena partorito e ho bisogno di recuperare gli zuccheri persi, e gli rivolgo un'occhiata d'intesa, accontentandolo. Le parole di Louis rimbombano nella mia testa, ma ciò non mi impedisce di ingerire il succo del bicchiere tutto d'un fiato, per come mi è mancato. Con i pensieri contrastanti che mi fanno venire il mal di testa, ritorno nella mia camera da letto, dove spero di trovare i gemelli addormentati, ma non senza pensare già a cosa dire a Louis alla prossima chiamata che ricevo da parte sua. Se gli confesso direttamente che Alex non vuole divorziare da me, sono sicura che prenderebbe il prossimo aereo e mi raggiungerebbe. Non voglio che Louis e Alex si trovino faccia a faccia: Louis non sarebbe capace di fare male ad una mosca, ma non posso dire la stessa cosa per l’uomo che sta cercando di rovinarmi la vita. Alex potrebbe fare del male a Louis, peggio di quanto non stia facendo a me, per non so quale ragione valida, ma non voglio che accada. Non volevo arrivare a tanto, ma Alex non mi sta dando altra scelta: se non lo convinco domani, allora sarò costretta a chiamare un avvocato… Spalanco lentamente la porta, dando una sbirciata veloce all’interno della camera, prima di entrare: Noah e Ryan dormono con la pancia verso l'alto, con la bocca semiaperta e le braccia ai lati della testa. Mi fanno tanta tenerezza che non riesco a resistere e mi abbasso alla loro altezza, piegandomi sul letto per poggiare le labbra sulla fronte di Ryan, mentre accarezzo i capelli di Noah. Inizio a fissarli dall’alto, ma ogni volta che riprendo a guardarli attentamente trovo una nuova somiglianza con il loro padre. Hanno le labbra a cuoricino e gli occhi tremendamente scuri, tanto che talvolta lo sguardo scocciato di Ryan mi ricorda quello di Alex. Afferro la parte alta della coperta per tirarla più in alto e coprirgli meglio: il rumore che proviene dalla finestra mi fa capire che è appena iniziato a piovere, quindi mi affretto a coprire meglio i gemelli, senza riuscire a trattenere l'istinto di avvicinarmi alla finestra per fissare di nuovo l'esterno. I fari che illuminano il giardino sono davvero tanti e mi danno la possibilità di vedere anche gli alberi che iniziano a bagnarsi in lontananza. Incrocio le braccia al petto, dopo aver spalancato un'anta della finestra, per poi inclinare la testa e appoggiarla al legno freddo. Chiudo gli occhi e prendo un forte respiro, rimanendo in quella posizione per un tempo indefinito: faccio di tutto pur di pensare a Louis che mi aspetta in Italia, ma più ci provo, più i miei pensieri finiscono su due pozzanghere scure. È diventato quasi più alto di prima, oppure sono stata io a diventare più bassa, ma si mantiene il fisico di prima: si morde il labbro inferiore, mettendo in evidenza i suoi lineamenti... e lui sa quale effetto ha su di me quel gesto. Passa una mano tra i capelli scuri, mentre i muscoli delle sue braccia si contraggono, muovendo i tatuaggi che lo avvolgono. Ho studiato ogni singolo tatuaggio del suo corpo, scoprendo una storia dietro ad ognuno di essi, ma il mio preferito è uno che rappresenta una piccola C in mezzo alla sua schiena. Non gli ho mai chiesto il significato di quella lettera, non vorrei rimanere delusa: ho sempre sognato fosse l'iniziale del mio nome e voglio continuare a pensarlo. Anche perché, se glielo dicessi, mi scoppierebbe a ridere in faccia. Sposto lo sguardo dalla sua figura, perdendomi nei pensieri, mentre osservo la pioggia colpire il vetro della finestra violentemente. E più illudo me stessa che il passato non ha importanza, più Alex mi tortura: aggrotto la fronte, lasciando i miei occhi riempirsi di lacrime, mentre la mia vista si appanna. Chiudo di nuovo gli occhi per liberare la mente dal ricordo dei vecchi tempi, quando ho iniziato ad amare la pioggia perché Alex non aveva la voglia di uscire fuori dalle coperte, quindi rimanevamo a coccolarci sul letto, mentre approfittavo del calore del suo petto nudo per riscaldarmi in quelle giornate fredde e tristi. Una lacrima attira l'altra senza che possa o desideri trattenermi dal piangere con le palpebre chiuse, singhiozzando a bassa voce, approfittando del rumore delle goccioline d’acqua che bagnano il terreno. Apro gli occhi controvoglia quando il rumore delle gomme di una macchina attira la mia attenzione, ma capisco che si tratti di lui prima ancora di aprire gli occhi. Lo vedo fermare la macchina in lontananza, ma non mi muovo dal posto, limitandomi a scacciare le lacrime, anche se non sarebbe riuscito a notarle a prescindere, data la sua lontananza. Esce dalla macchina, mettendo in mostra il petto gonfio, come se fosse soddisfatto dell'esito della serata, ma riesco a notare la sua espressione corrucciata a metri di distanza, il che mi porta ad aggrottare la fronte di mio. Il cuore mi sale in gola quando penso alla possibilità che qualcosa possa essere andato storto per colpa: se fossi riuscita a ottenere qualcosa, non mi sarebbe dispiaciuto vederlo con quest'espressione in faccia, ma lui non ha firmato il foglio, io sono scappata e Alex potrebbe aver perso i suoi soci, mettendo in pericolo l'azienda. Faccio per portare una mano tra i capelli e spostarli lontano dal viso, ma mi blocco sul posto quando mi accorgo che Alex mi becca a fissarlo, mentre sorpassa la macchina per raggiungere l'entrata della villa: ingoio il groppo alla gola, non sapendo cosa aspettarmi, ma sicuramente non una buona reazione, dato che per colpa mia ha rischiato tanto. Spalanco gli occhi e rimango perplessa quando alza un angolo della bocca verso l'alto, fermandosi ai suoi passi. Alza una mano con aria prepotente, per poi scuoterla in segno di salute, facendomi capire che è stato lui ad approfittare di me stasera, e non io di lui. Premo le labbra tra di loro in una linea dura, per poi gonfiare le guance e affrettarmi a chiudere la finestra: gli è bastato un secondo per cambiare il mio umore e farmi ricordare quanto è stronzo. Volgo le spalle alla finestra dopo averlo beccato ridere di sottecchi, mostrando i denti e le fossette, evidenziate dal contrasto tra la luce dei fari e l'oscurità di quest'ora della notte. Ritorno a guardare i gemelli, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi furiosa, per poi farmi spazio tra i loro corpi. Senza cambiarmi, mi sdraio e lascio che Noah mi circondi il collo con un braccio, mentre cerco di scacciare dalla testa gli occhi di Alex, e insieme ai suoi occhi anche la sua arroganza, la sua barba, i suoi lineamenti, i suoi muscoli… *** «Papà, la mamma sta dormendo … »- la voce stridula di mio figlio mi costringe ad aprire gli occhi di scatto e alzare il busto, non appena realizzo che Noah sta parlando con Louis. Maledico mentalmente il giorno in cui gli ho insegnato come aprire le chiamate, ma infondo non potevo nemmeno evitare Louis per sempre. Quando incrocio gli occhi di mio figlio, allarga il sorriso, ma mi affretto a mimare con la bocca di non passarmelo, allarmata. «Oh, la mamma si è svegliata, tieni!»-urla, invece, senza capire le miei intenzione, quindi alzo gli occhi al cielo e gli lancio un’occhiataccia, per poi prendergli il telefono di mano, lasciandolo guardarmi perplesso. All'improvviso gli avvenimenti della cena di ieri iniziano a tormentarmi, mentre spero si sia trattato solo di un brutto incubo, ma il sapore della bocca di Alex sulle mie labbra è una testimonianza che mi fa capire che è stato tutto vero. I sensi di colpa iniziano ad affliggermi tanto da farmi venire il mal di testa prima ancora di sentire la voce di Louis. Il bacio. Le carezze maliziose di Alex. Tutto si ripete nella mia testa e mi sembra di rivivere le stesse sensazioni, senza trovare il coraggio di fiatare per spiegare a Louis il motivo per cui non ho risposto alle sue chiamate. Penso rapidamente a come dirgli che mi serve un altro po’ di tempo, ma mi anticipa, senza nemmeno salutarmi e andando dritto al punto: «Le cose si stanno complicando, vero? »- alza la voce dall’altra parte del telefono, nell’esatto momento in cui sento bussare alla porta di camera mia. Non faccio nemmeno in tempo a dare a mia madre il permesso di entrare che la porta si apre, ma al posto della donna che mi ha cresciuta, a entrare è Tiara, con un largo sorriso sulle labbra. «Buongiorno!»- il suo entusiasmo è talmente evidente che persino Louis si accorge del suo arrivo. «Ti chiamo più tardi, te lo prometto.»-mordo l'interno della guancia, approfittando dell'arrivo della mia amica per evitare di affrontarlo, il che mi fa sentire ancora peggio. «Dobbiamo parlare.»-dice tra i denti, facendomi aggrottare la fronte per il suo tono, ma poi assumo un'espressione dispiaciuta, rendendomi conto che ha perfettamente ragione e non può che arrabbiarsi per il modo in cui lo sto trattando. Lancio una veloce occhiata a Tiara, che alza gli occhi al cielo, per poi incrociare le braccia sotto il petto, come se avesse capito chi è il destinatario delle mie parole. «Te lo prometto.»-insisto con un filo di voce, sentendo le mani tremare per il nervoso. Lo sento sospirare dall’altra parte della linea, per poi spegnere il telefono senza segnarmi di un saluto per la seconda volta. Getto il telefono ai piedi del letto, per poi sbuffare per la situazione straziante in cui mi trovo. Uno come Louis non me lascerò scappare, perché mi ha dimostrato più volte di meritare da me più dell'amore che ho dato ad Alex. «Hai deciso di abbandonare tuo marito e tua figlia?»-non apro il discorso di Louis con Tiara, quindi mi affretto a farla parlare di altro. « Ehm …»- si schiarisce la voce, assumendo un'espressione seria in volto, mentre i suoi occhi diventano lucidi quando prende posto di fronte a me. Aggrotto la fronte alla sua reazione: « Vuoi venire alla villa?»- chiede all’improvviso, quasi volendo cambiare discorso come ho fatto io poco fa, ma nel sentire il suo invito, scuoto la testa rapidamente, anche se non può vedermi, dato che si rivolge verso Noah al suo fianco e lo trascina vicini per lasciargli un bacio sulla guancia: «Tara!»-mio figlio urla, rischiando di svegliare Ryan e pronunciando male il nome della mia amica. Vorrei ridere a questa scena, ma non posso fare a meno di mantenere il muso per la prima discussione che ho avuto con Louis pochi secondi fa. Chissà cosa starà pensando in questo momento: forse crede che Alex mi abbia fatto cambiare idea, o che sono troppo infantile per affrontarlo da sola, anche se in questi anni ho dimostrato a Louis il contrario. «Chiamami pure 'zia’.»- non appena realizzo le parole che escono dalla bocca di Tiara, spalanco gli occhi, mentre il cuore inizia battermi all’impazzata, pensando che a mia madre possa essere scappato qualcosa. « Mia madre vuole passare del tempo con loro.»- ritorna a guardarmi, indicando i gemelli, quindi mi alzo immediatamente dal letto, posizionandomi di fronte a lei con la mano davanti alla bocca, dopo aver avuto la conferma che sicuramente Clelia e Tiara sappiano la verità. «Tu… »-inizio a balbettare, sorpresa della sua calma, quando in realtà, conoscendola, mi aspettavo di essere uccisa all’istante. «Ho detto qualcosa di sbagliato?»-si allarma, smettendo di scompigliare i ricci di Noah, per poi allargare le pupille leggermente, il che mi porta a respirare di nuovo, cacciando un sospiro di sollievo quando capisco che non sa nulla, per ora. «Perché vuoi farti chiamare zia?»-chiedo per assicurarmi che i miei dubbi non siano fondati, ma si limita a stringersi nelle spalle: «Siamo migliori amiche, pensavo ti avrebbe fatto piacere… »-abbassa la vice, perplessa dalla mia domanda, quindi mi schiaffeggio mentalmente e scuoto la testa per ritornare alla realtà, mentre mi osserva attentamente dal basso. «Invece di andare alla villa, sediamoci sul divano con una bella calda tazza di tè tra le mani. »- mi schiarisco la voce, per poi fingere un sorriso e spingerla fuori dalla porta della mia camera: «Così mi spieghi perché non vedo più Josh nei dintorni.»
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI