Capitolo Ventotto Posizionandomi in modo che Dragomir non possa vedere il s*x toy sul mio letto, accetto la chiamata. Alle sue spalle, c’è una camera da letto elegante, che dev’essere l’attico di qualche hotel. Lui è seduto su una sedia, con indosso soltanto un accappatoio, che mi permette di sbavare alla vista del solco sodo tra i suoi pettorali. I suoi occhi nocciola sono oltremodo rossi e irritati (gli occhi di un prigioniero sottoposto alla tecnica di interrogatorio avanzato che è la privazione del sonno). Eppure, quando mi vede, le sue labbra si incurvano in un sorriso, che mi fa sentire come se avessi ingoiato il sole. “Ciao, scoiattolina” mi saluta. “Ti sono già mancato?” Il mio ghigno di risposta è goffo. “Mi hai appena chiamata scoiattolina?” Assume un tono professorale. “I

