1 CI È MANCATO POCO-1

2046 Palavras
1 CI È MANCATO POCO“Oh, accidenti a te! In che pasticcio ti sei cacciata questa volta?” pensò Lek risvegliandosi per l’ennesima volta. Non aveva dormito molto quella notte. Il suo “ragazzo”, Ali, era ancora addormentato, e i fumi alcolici che esalava la sua bocca le rivelarono che la sera prima doveva essere stato ubriaco fradicio. Non l’aveva notato allora, visto che anche lei era piuttosto alticcia. La schiena le pulsava ancora di dolore nel punto in cui Ali l’aveva colpita, frustrato per non essere riuscito a soddisfare la sua voglia. Avrebbe potuto farlo picchiare da uno dei ragazzi, pensò con una certa soddisfazione, o addirittura denunciarlo alla polizia. Decise che l’avrebbe fatto, se avesse avuto dei lividi. Eppure la sera prima le era sembrato un uomo così perbene. Era l’ennesima dimostrazione che cose di questo tipo non si possono mai sapere in anticipo. Avrebbe voluto alzarsi e andarsene, ma non aveva ancora ricevuto i 1.000 baht che avevano concordato. Temeva che, se si fosse svegliato, avrebbe tentato di farlo di nuovo. Non era nella natura di Lek prendere i soldi dalla tasca di un cliente e svignarsela, anche se quel denaro se l’era legittimamente guadagnato. Non poteva fare altro che starsene lì sdraiata e lasciarlo dormire, nella speranza che un riposo adeguato avrebbe migliorato il suo umore. Lek gli lanciò ancora uno sguardo furtivo e si rassegnò a una lunga attesa. Erano le cinque e mezza di mattina e non poteva certo aspettarsi che si sarebbe svegliato prima delle nove. La sera prima, Lek era di turno al “Daddy’s Hobby”, un bar nella zona di Beach Road, quando era entrato un arabo sulla trentina, Ali. Fino ad allora, la serata era stata piuttosto tranquilla, benché la maggior parte delle altre ragazze fossero “fuori”. Lek era andata al suo tavolo a prendere l’ordinazione e metterlo a suo agio, come aveva già fatto migliaia di volte con altri clienti. I due si erano presentati e Ali aveva ordinato una bottiglia di whisky “100 Pipers”, dell’acqua frizzante e del ghiaccio. Dopo pochi minuti, secondo la consueta ospitalità araba, Ali le aveva offerto da bere, e lei aveva accettato di buon grado. Dopotutto – pensava – non si sa mai a cosa può portare un drink, e poi era già tardi e si stava annoiando. Riesaminando gli eventi, Lek ricordò di aver notato qualche segno di pericolo già a quello stadio iniziale. Perché aveva ignorato il suo istinto? Finora non l’aveva mai delusa. Ali aveva già bevuto prima di entrare al bar – e quello l’aveva notato, ma una volta arrivato aveva ordinato un’altra bottiglia di whisky. Non era inusuale vedere arabi bere alcol, ma lui stava bevendo troppo in fretta e insisteva che lei tenesse il ritmo. Forse “insistere” non era la parola appropriata, ma si aspettava che anche lei svuotasse il bicchiere subito dopo di lui, e non intendeva accettare un rifiuto. Finita la bottiglia, Ali le aveva chiesto se volesse “andare a mangiare qualcosa” – una delle tante espressioni in codice nella sua professione che conduce a un lavoro notturno pagato profumatamente. E a volte anche a un pasto. Lek aveva accettato la proposta, ma invece di andare in un ristorante o al suo hotel, lui l’aveva portata in una rumorosa discoteca, dove sembrava conoscere un gruppo di altri arabi. Lek non aveva davvero capito da dove venisse poiché il suo inglese era pessimo e lei non parlava arabo; ipotizzò che venisse da Abu Dhabi. Non conosceva la discoteca, ma era troppo affollata e caotica per i suoi gusti. I bagni erano fetidi e Ali si comportava in modo “strano” con i suoi amici. Si era dato un sacco di arie e l’aveva continuamente messa in mostra. Aveva acquistato un’altra bottiglia di whisky e aveva ballato in maniera bizzarra, stringendola troppo a sé, toccandola insistentemente, e facendola sfilare davanti agli occhi dei suoi amici. Avrebbe dovuto capire che sarebbe andata a finire così, pensò Lek. Aveva imparato tanto in dieci anni a Pattaya, ma qualche volta era ancora troppo testarda per dare retta al suo istinto. Solo qualche volta, in ogni caso. Se non fosse stata di indole tanto buona, Pattaya avrebbe potuto corrompere il suo carattere in modi orribili. Avrebbe dovuto seguire l’istinto adesso? Alzarsi, vestirsi e sgattaiolare via, rinunciando ai 1.000 baht? No! Neanche per sogno! Sorrise tra sé e sé: più che un sogno, quello che aveva provato a farle la sera prima era un incubo. Quell’infame! Menomale che non gli si era più alzato! E se lo meritava – Lek non provava compassione. Non le aveva menzionato prima questa sua preferenza, altrimenti non sarebbe affatto andata con lui. Beh… di sicuro non per 1.000 Baht, pensò con autoironia. Avevano lasciato la discoteca dopo circa un’ora, verso l’una, ed erano tornati al suo hotel seguiti dai suoi amici. Fortunatamente, non erano voluti salire insieme a loro, ma sghignazzavano e si punzecchiavano in modo strano, anche se Lek non riusciva a capire quello che si dicevano. Avevano dato una pacca sulla schiena ad Ali, e poi le avevano fatto allusivamente l’occhiolino. Che cosa infantile, aveva pensato, e decisamente strana per uomini di quell’età. Forse avevano condotto una vita di repressione. Forse era il loro primo assaggio di libertà lontano dal villaggio e dagli sguardi indagatori degli anziani. Aveva visto lo stesso comportamento in un gruppo di thailandesi di campagna nel loro primo viaggio verso la Sin City, chiamata anche Fun City, Paradise o Pattaya, a seconda delle convinzioni morali. Una volta entrati in stanza, la situazione aveva cominciato a normalizzarsi. Ali era visibilmente ubriaco, ma anche lei non era da meno. Le aveva proposto di farsi una doccia e lei aveva afferrato l’occasione al volo. Le aveva dato un asciugamano pulito e aveva aspettato che finisse per poi fare la doccia a sua volta mentre lei si metteva a letto. Tutto sembrava tornato alla normalità, aveva pensato Lek, e ora che si trovava di nuovo nel suo elemento, era tutto sotto controllo. Poi lui aveva spento la luce e si era fatto strada verso il letto, inciampando in una scarpa abbandonata sul pavimento. Aveva borbottato qualcosa in arabo, lei aveva riso e, dopo essersi tuffato nel letto, aveva ricominciato a comportarsi in modo strano. Era difficile da spiegare. Le aveva strappato le lenzuola di dosso, senza però farle male. L’aveva spaventata, ma non eccessivamente. All’inizio, perlomeno. Poi l’aveva rivoltata sulla pancia e, tenendola con un braccio attorno alla vita, l’aveva attirata a sé. Bene, si era detta Lek, questa posizione le piaceva. Tuttavia, lui aveva cercato di infilarlo in un posto che a lei non piaceva per niente e aveva cominciato a irritarsi vedendo che lei non cooperava. Aveva ricominciato a borbottare in arabo e aveva iniziato a sculacciarla energicamente, come fanno i cowboy nei film con i loro cavalli. Lo faceva con forza – troppa forza. Il bastardo! Forse sarebbe andata a fare una visita ai ragazzi. Che farabutto! Dopo circa dieci minuti, lui era collassato sul letto accanto a lei senza portare a termine la sua missione. Aveva farfugliato qualcosa di indecifrabile e si era addormentato in un batter d’occhio. Niente che Lek non avesse già visto: un tipo beve qualche cocktail, si eccita, esagera con l’alcol e poi quando non gli si rizza più incolpa la donna per mascherare l’imbarazzo. Che farabutto! Non c’era bisogno di diventare violento, si lamentò. Molti uomini sembravano dei ragazzini a letto, con il loro ego smisurato, i loro capricci e un orgoglio che si disintegrava per qualsiasi sciocchezza. Un giorno avrebbe trovato un uomo perbene che si sarebbe preso cura di lei e l’avrebbe amata e che… non sarebbe stato sposato. Il pensiero la fece sorridere. Se ne stava sdraiata chiedendosi se avrebbe avuto dei lividi o se l’avesse addirittura fatta sanguinare! Oh, sperava di no! Ma gliel’avrebbe fatta pagare cara in quel caso. Ad ogni modo, Lek non era un tipo vendicativo e si annoiò presto a congetturare squallidi piani di vendetta che non avrebbe messo in atto. Intanto, però, aveva fatto passare il tempo, e dopo poco si riaddormentò per l’ennesima volta quella notte. Quando si svegliò, Ali sentì un altro corpo accanto a lui, ma non riusciva a ricordarsi chi fosse o se fosse un uomo o una donna. Si era svegliato di fronte a questo sconosciuto, ma non aveva ancora aperto gli occhi. Decise di girarsi dall’altra parte dando la schiena a quel partner ignoto, e cercare di dare una sbirciatina. Ti prego, fa che sia una donna, scongiurò. Non voleva che i suoi colleghi della piattaforma petrolifera lo sorprendessero insieme a un ragazzo. Li aveva incontrati la notte prima mentre tornava in hotel, giusto? Oh, ti prego, fa che sia una donna, si ripeté di nuovo mentre si rigirava. Oh, grazie a Dio! Era una donna, e anche bella! In effetti era molto bella e nel fiore degli anni, appena sotto dei trenta, secondo la sua stima. Oh, più tardi avrebbe potuto sfilare a testa alta tra i suoi compagni e vantarsi delle sue doti amatorie. Non si ricordava esattamente cosa avessero fatto e, per il momento, non gli importava. Sentiva la bocca secca come sabbia del deserto. Doveva procurarsi in fretta un bicchiere d’acqua e prendere un’aspirina. Alzandosi, l’avrebbe sicuramente svegliata. Ma qual era il suo nome? Oh, cavolo! Beh, il nome gli sarebbe venuto in mente, ma perlomeno non era un uomo! “Lak, Lek, Lik” meditò. Gli suonava familiare. Si decise sull’opzione nel mezzo, visto che anche lui era il figlio di mezzo di tre fratelli. Inch Allah! Si fece coraggio e balzò giù dal letto, agguantando un asciugamano mentre si dirigeva in bagno. Una volta al sicuro, tracannò un bicchiere d’acqua, prese un’aspirina e si sedette sul WC per riprendersi. Si era alzato troppo bruscamente e la testa gli girava. Che nottata doveva aver avuto! Non c’era da stupirsi che il profeta Maometto scoraggiasse il consumo di alcol, che non era solo una parola araba, ma anche un’invenzione araba. D’ora in poi, si sarebbe comportato da bravo musulmano e promise a se stesso che non avrebbe mai più bevuto. I suoi genitori e le scritture avevano ragione. Aprì l’acqua della doccia e stette seduto qualche minuto a fissare i flutti d’acqua che scendevano, mentre cercava di ricostruire i movimenti della sera precedente. Si era invaghito di uno dei ballerini Katheoy del pub “Night Fever” in Boyz Town e ci andava ogni volta che riusciva ad allontanarsi dai suoi amici. Ci era stato la sera prima, ma non ricordava se gli avesse parlato. No, sapeva di essere troppo timido per fare coming out in questa fase della sua vita. Allora aveva vagabondato un po’ e si era fermato in un bar tranquillo e deserto, mentre tornava per incontrare i suoi amici. È lì che doveva aver incontrato Lak, Lek Lik. Oh, giusto. Aveva preso un’altra bottiglia di whisky. I ricordi iniziarono a tornare mentre era sotto la doccia, e l’acqua tiepida sciacquò via la confusione e i dolori. A quel punto aveva incontrato i suoi amici, anche se con qualche ora di ritardo, e aveva acquistato un’altra bottiglia di whisky per scusarsi. Si erano divertiti e poi ognuno era tornato a casa sua. Ecco tutto – non era successo niente! Adesso doveva solo uscire, fare un bel sorriso a Lak, Lek, Lik, darle quello che le doveva e tutto sarebbe filato liscio. Si asciugò frettolosamente e riaprì la porta. Lei era seduta nel letto avvolta nel lenzuolo fino al collo, e lo fissava dritto negli occhi. Aveva lo sguardo spaventato di un coniglietto sorpreso dalla luce di una torcia. Quello sguardo lo innervosiva, anche se non capiva perché. “Buongiorno Luaek,” farfugliò Ali, con quanta più convinzione gli riuscì. “Dormito bene?” “Il mio nome è Lek,” rispose scura in volto, “e no, non ho dormito bene. Me l’hai quasi messo dietro e non mi è piaciuto. E mi hai fatto male! Non sono per niente felice. Forse dovrei andare a denunciarti alla polizia, così poi ti portano alla Monkey House, e qualcuno lo metterà dietro a te, e scommetto che non ti piacerà.” Era stato tutto troppo facile, sospirò Alì, e poi disse: “Venez, venez. Vai a fare doccia, Lek. Parliamo quando finito.” Lek prese l’asciugamano che aveva nascosto dietro il cuscino, un gesto insegnatole dall’esperienza, se lo avvolse attorno al corpo e si trascinò fino al bagno senza più rivolgere uno sguardo ad Ali. Sbatté la porta con tutta la forza che aveva in corpo e iniziò a singhiozzare in modo affettato, sperando che lui riuscisse a sentirla.
Leitura gratuita para novos usuários
Digitalize para baixar o aplicativo
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Escritor
  • chap_listÍndice
  • likeADICIONAR