Andiamo per circa dieci minuti, infine la vedo scendere dal tassì in un vicolo vicino all’imbarcadero, e mi pare d’aver fatto un giro vizioso per arrivare fin là. Scendo anch’io, faccio aspettare l’autista e la seguo. Lei s’inoltra nel vicolo finché non arriva davanti a un rudere di casa, di sapore cinese. Entra per una porticina laterale. Poiché non è chiusa, entro anch’io. Dinanzi a me si snoda una scura rampa di scale. Salgo. Mi trovo in un lungo e stretto corridoio. In fondo vedo uno spiraglio di luce uscire da una porta. In punta di piedi mi avvicino e ascolto. Sento una voce femminile. Con una pedata spalanco la porta. La camera è un immondezzaio con una branda in un angolo. Sulla branda è steso un uomo. Un omone con una faccia da far spavento. Nel mezzo della stanza, girandomi la s

