Capitolo X

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Capitolo X Un grande cuore e una piccola fortuna But passion most dissembles, yet betrays, Even by its darkness; as the blackest sky Foretells the heaviest tempest... «Don Juan», c. 1, st. 73 Rênal, che faceva il giro di tutte le stanze del castello, tornò in quella dei ragazzi coi domestici che riportavano al loro posto i pagliericci. L'entrata improvvisa di quell'uomo fu per Julien la goccia d'acqua che fa traboccare il vaso. Più pallido, più cupo del solito, si slanciò verso di lui. Rênal si fermò e guardò i domestici. «Signore,» gli disse Julien, «credete che con un qualsiasi altro precettore i vostri figli avrebbero fatto gli stessi progressi che hanno fatto con me? Se dite di no,» continuò Julien senza concedere al sindaco il tempo di parlare, «come vi permettete di rimproverarmi perché io li trascuro?» Appena si fu rimesso dallo spavento, e basandosi sullo strano tono assunto da quel giovane contadino, Rênal arguì che questi doveva avere in tasca qualche proposta vantaggiosa, e che stava per lasciare la sua casa. Intanto la collera di Julien aumentava: «Posso vivere senza di voi, signore,» egli aggiunse. «Mi dispiace veramente di vedervi così agitato,» rispose Rênal balbettando un poco. I domestici erano a dieci passi da loro, intenti a sistemare i letti. «Non è questo ciò che mi occorre,» riprese Julien fuori di sé; «pensate alle parole infami che mi avete rivolto, e per giunta davanti a due signore!» Rênal capiva anche troppo bene quello che voleva il precettore, e una lotta penosa si svolgeva nel suo animo. Intanto Julien, veramente pazzo di collera, esclamò: «So dove andare, signore, se lascio la vostra casa.» A queste parole, Rênal vide Julien già insediato in casa di Valenod. «Ebbene, signore!» gli disse infine con un sospiro, e come se avesse chiamato un chirurgo per sottoporsi alla più dolorosa operazione, «accolgo la vostra richiesta. Da posdomani in poi, ossia dal primo del mese, vi darò uno stipendio di cinquanta franchi.» Julien ebbe voglia di ridere e rimase stupefatto: tutta la sua collera era scomparsa. «Non disprezzavo abbastanza questo animale,» si disse. «Queste sono senza dubbio le maggiori scuse che si possano pretendere da un'anima così vile.» I ragazzi, che avevano ascoltato la scenata a bocca aperta, corsero in giardino a dire alla madre che il signor Julien era molto arrabbiato, ma che d'ora in avanti avrebbe avuto uno stipendio di cinquanta franchi. Julien li seguì com'era solito fare, senza rivolgere uno sguardo al sindaco, che lasciò profondamente irritato. «Ecco che Valenod mi costa centosessantotto franchi,» pensava il sindaco. «Bisogna assolutamente che gli dica due paroline a proposito della sua impresa di forniture per i trovatelli.» Un momento dopo Julien si ritrovò a faccia a faccia con Rênal. «Devo parlare della mia coscienza al parroco. Ho l'onore di avvertirvi che mi assenterò per qualche ora.» «Eh, caro Julien!» rispose Rênal ridendo con l'aria più falsa del mondo. «Ma anche per tutto il giorno, se volete, anche per tutto domani, amico mio! Prendete il cavallo del giardiniere, per andare a Verrières.» «Ecco, va da Valenod a dargli una risposta,» pensò il sindaco. «Non mi ha promesso nulla, ma bisogna lasciare alla testa di questo ragazzo il tempo per raffreddarsi.» Julien scappò via in fretta e salì verso i vasti boschi attraverso i quali si può andare da Vergy a Verrières. Non voleva arrivare troppo presto dal curato Chélan. Lungi dal voler costringersi a una nuova scena di ipocrisia, egli aveva bisogno di veder chiaro nel proprio animo e di prestare ascolto alla folla di sentimenti che l'agitavano. «Ho vinto una battaglia,» pensò non appena fu in mezzo ai boschi e lontano dagli sguardi degli uomini. «Sì, ho proprio vinto una battaglia!» Queste parole gettavano una luce favorevole sulla sua situazione e gli restituivano un po' di tranquillità. «Eccomi qui con uno stipendio di cinquanta franchi. Rênal deve avere avuto una bella paura. Ma di che cosa?» Il pensiero di ciò che poteva aver fatto paura all'uomo felice e potente, contro il quale un'ora prima schiumava di collera, finì col rasserenare definitivamente Julien. Per un momento egli fu quasi sensibile all'incantevole bellezza del bosco in mezzo al quale procedeva. Enormi blocchi di nuda roccia erano caduti un tempo al centro della foresta, dalla parte delle montagne. Grandi faggi si ergevano fin quasi all'altezza di quelle rocce: dalla loro ombra si sprigionava una deliziosa frescura, a pochi passi dal punto in cui il calore del sole rendeva impossibile la sosta. Julien prese fiato un istante in quell'ombra, poi ricominciò a salire. Ben presto, seguendo uno stretto sentiero appena segnato, e che serve soltanto ai guardiani di capre, egli si trovò ritto su un masso enorme, con l'assoluta certezza di essere lontano da tutti. La posizione fisica in cui si trovava lo fece sorridere, quasi fosse una prefigurazione di ciò che ardeva di ottenere anche moralmente. L'aria pura delle montagne gli comunicò serenità, e perfino gioia. Il sindaco di Verrières, ai suoi occhi, era pur sempre il rappresentante di tutti i ricchi e gli insolenti della terra; ma Julien sentiva che il suo odio, benché violentissimo, non aveva nulla di personale. Se avesse smesso per otto giorni di vedere Rênal, avrebbe dimenticato lui, il suo castello, i suoi cani, i suoi figli e tutta la sua famiglia. «L'ho costretto, non so come, a fare il più grande sacrificio. Più di cinquanta scudi l'anno! E un momento prima ero riuscito a tirarmi fuori da un gravissimo pericolo. Ecco due vittorie in un giorno; la seconda però è senza merito, bisognerebbe indovinarne il motivo. Ma a domani le ricerche difficili.» Ritto sulla grande roccia, Julien guardava il cielo arroventato dal sole d'agosto. Le cicale cantavano nel campo sottostante, e quando tacevano tutto era silenzio. Vedeva ai suoi piedi il paese fino a una distanza di venti leghe. Scorgeva di tanto in tanto qualche sparviero che, dopo essersi staccato dalle grandi rocce sopra la sua testa, descriveva in silenzio immensi cerchi. L'occhio di Julien seguiva macchinalmente l'uccello da preda. Il suo volo tranquillo e potente lo colpiva; invidiava quella forza, invidiava quell'isolamento. Era stato il destino di Napoleone: un giorno sarebbe stato anche il suo?
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