Ma Tiapa è a nanna, è a nanna. Già dorme Tiapa, dorme. Con un atto precipitato, ov'era forse un poco di spavento vero, Lunella abbassò il braccio che reggeva la testina di Tiapa; e gli occhi di vetro in bilico si chiusero, ma i suoi rimasero aperti smisuratamente verso il fàscino del canto, perché Vana non cantava soltanto con la gola ma con tutta l'espressione della faccia china verso la bimba e la bambola a disegnare l'orrore del mostro famelico. Se mi dici il tuo sogno io ti canto una fiaba, domani. Ora c'è l'Orco. Oe, ninna nanna, Tiapa! Un pan tondo in un pozzo in un pozzo di panna, domani. Ora c'è l'Orco. Oe, Tiapa, ninna nanna! Le ultime note spirarono come un soffio su la bambola addormentata. Lunella cercava di tenere le braccia immobili sotto quel sonno supino, invasa

