Ma quella faccia sfolgorante di grazia ingenua e di divina nobiltà interiore era unica proprio perché, pur essendo bellissima, non aveva niente della bellezza classica di una testa greca. La duchessa, al contrario, faceva pensare un po' troppo a qualcosa di già conosciuto, a un tipo di bellezza ideale, e la sua faccia veramente lombarda ricordava il voluttuoso sorriso, la malinconia desiderosa di un'Erodiade di Leonardo da Vinci. La duchessa, piena di vivacità, di un'ironia sottile e scintillante, era sempre pronta a appassionarsi a tutto quello che nel corso di una conversazione si mostrava agli occhi del suo spirito. Clelia era sempre molto calma, lenta nel reagire allo stimolo di un'emozione - sia perché si sentiva superiore al suo ambiente, sia perché se ne stava assorta a rimpiangere

