CAPITOLO VENTICINQUE Avery non sapeva dove andare. Il suo posto preferito, il poligono, era per i poliziotti e lei non si sentiva più una poliziotta. Il suo appartamento era buio e vuoto, e sapeva che se fosse tornata a casa, si sarebbe semplicemente infilata a letto e ci sarebbe rimasta per giorni. Un bar in zona, proprio dietro l’angolo rispetto a casa sua, era aperto. Iniziò la mattina nel modo giusto. “Scotch,” disse. “Quello buono.” “Abbiamo molta roba buona,” rispose il barista. Avery non lo riconobbe. Aveva frequentato il bar solo di notte. Non più, pensò sconsideratamente. Ora bevo anche di giorno. “Lagavulin!” richiese e colpì il bancone. Al bar c’erano solo un altro paio di persone, tutte della zona, due uomini anziani che sembravano bere di professione. “Un altro!” grid

