CAPITOLO VENTOTTO

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CAPITOLO VENTOTTO Seavig navigava con urgenza nel porto di Ur, così vicino al raggiungimento del suo obiettivo di richiudere il porto. Eppure anche mentre i suoi uomini trascinavano le catene, gridavano attorno a lui sulla nave iniziando a cadere, uccisi dalle frecce pandesiane. Seavig stesso si abbassò mentre un’altra freccia nemica finiva sul ponte accanto a lui. Sollevò lo sguardo e vide, in mezzo al bagliore delle fiamme, che il cielo era pieno di frecce. Molti dei suoi uomini non ebbero la sua fortuna e sussultavano nella notte venendo colpiti da punte di dardi tutt’attorno a lui. Rabbrividiva ogni volta che uno dei suoi cadeva fuori bordo, finendo in acqua e diventando cibo per gli squali. Sapeva che gli era rimasto ben poco tempo se volevano sopravvivere. I cannoni tuonavano nella

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