IV In agosto il giardino del dottor Deberle diventava un autentico pozzo di foglie. Contro la grata i lillà e i cìtisi mescolavano le loro ramature, mentre i rampicanti, le edere, i caprifogli, le clematidi buttavano germogli a non finire, che sgusciavano, si annodavano, ricadevano a pioggia e - non prima di aver corso lungo tutto il muro di cinta - arrivavano agli olmi laggiù in fondo. E là si sarebbe detto che avessero drizzato una tenda fra albero e albero, con gli olmi che si levavano come gli spessi e possenti pilastri di un salone vegetale. Quel giardino era tanto minuto che un lembo d’ombra bastava a oscurarlo. Al centro, il sole di mezzodì dipingeva un’unica chiazza gialla che a sua volta disegnava la rotondità del prato, con le sue due aiuole lì a fiancheggiarlo. Contro la scalin

