11 CJ “Rezzer,” gemetti affondandogli le mani nei capelli. Ero poggiata contro il lettino nell’unità medica, Rezzer in ginocchio davanti a me. Aveva afferrato l’orlo del mio vestito e me lo aveva sollevato fin sopra ai seni. Sotto ero nuda – non mi aveva dato della biancheria intima, e chissà se l’aveva fatto in modo intenzionale o se nello spazio non portassero le mutande – e la sua bocca era su di me, la sua lingua mi leccava la clitoride e le due dita mi stritolavano i capezzoli. “Potrebbe entrare il dottore.” Lui rispose ringhiando e dedicandosi con ancora più vigore alle sue azioni. Stavo per venire. Ultimamente non mi ci voleva molto. Ero così sensibile, così in armonia con quanto faceva lui. Era così bravo. “Oh, cazzo, sto per venire.” Lui ringhiò di nuovo e mi strinse i cape

