CAPITOLO IV Con l’ancora sollevata a prora, e vestita di vele fino ai pomi d’albero, la mia nave stava immota come un modellino di veliero posato tra i luccichii e le ombre di un marmo levigato. Era impossibile distinguere la terra dall’acqua nell’enigmatica stasi delle immense forze del mondo. Un’improvvisa impazienza si impossessò di me. «Non risponde al timone per nulla?», chiesi irritato al marinaio le cui forti mani scure, strette alle caviglie della ruota, risaltavano chiare nell’oscurità, come un simbolo della pretesa dell’umanità di dirigere il proprio destino. «Sissignore. Viene al vento adagio», rispose. «Metti la prua a sud». «Sì. Sissignore». Misuravo il casseretto. Non si sentiva che il suono dei miei passi, finché l’uomo parlò di nuovo. «Prua a sud, adesso, signore».


