CAPITOLO 28 “Come sta?” chiese preoccupato Calo mentre entrava nei loro alloggi. “Dorme ancora,” rispose Cree a bassa voce. “Credo che il motivo sia la combinazione del sedativo che le abbiamo messo nella zuppa e della fatica.” “Credi… credi che prima avremmo dovuto parlarne con lei?” chiese Calo mentre si sedeva sul bordo del letto, accanto a Melina. “No,” grugnì Cree. Andò a guardare fuori dall’oblò panoramico, verso l’oscurità dello spazio. “Sembra così fragile,” mormorò Calo, passando il dorso delle dita sulla guancia della femmina. “Ancora non riesco a credere che l’abbiamo trovata.” Cree si voltò a guardare mentre suo fratello osservava Melina. Le sue dita si chiusero a pugno. Gli ultimi due giorni erano stati una tortura. Si erano allontanati da lei; non l’avevano lasciata. Il


