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La mia sottomessa

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Blurb

« Mettiti in ginocchio, per baciare i piedi del tuo padrone. »Lei si inginocchia, le sue labbra sfiorano i miei piedi.— Così va bene. Se sarai obbediente, avrai diritto a dei premi, dico accarezzandole i capelli.— Adesso, spogliati.Lei comincia a togliersi i vestiti.— Lentamente… Voglio assaporare ogni secondo. Sei magnifica. Da oggi non hai più un nome. Sei il numero uno. Abituati a questa vita… solo la morte verrà a liberarti.Mi chiamo Sibelle. E questo è l'inizio del mio incubo.---

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Capitolo 1: La Catena Invisibile
Sibelle — Cosa… cosa è successo perché mi ritrovassi qui, incatenata come un animale? Queste mura trasudano umidità, le sbarre arrugginite sono macchiate di sangue secco… E intorno a me, altre ragazze. Una ventina forse. Tutte nello stesso incubo. Celle insalubri, catene ai polsi, la paura negli occhi. — Andréa? Andréa, dov'è la mia amica?! La mia voce trema, risuona nell'oscurità sudicia. Mi aggrappo alle sbarre, il cuore che batte da farmi male. Poi, finalmente, una risposta. — Sono qui, Sibelle! La sua voce mi arriva dalla cella proprio dietro. Mi giro, e in un tintinnio di catene, lei si getta tra le mie braccia. I nostri polsi legati ci limitano, ma le sue lacrime si mescolano alle mie. — Stai bene? — ansima lei. — Io… non lo so. Cosa è successo? — Siamo state rapite. Sabato sera. Ricordo solo il parcheggio, poi il buio totale. I suoi singhiozzi si intensificano. Sento la sua disperazione attraversarmi come una lama. — Snif… snif… cosa ci succederà? — Shh… ne usciremo, Andréa. Te lo prometto. Ma chi verrebbe a salvarci? Chi sa anche solo dove siamo? Questa stanza puzza di muffa, di ferro e di paura. Il silenzio pesante è rotto da rumori di passi. Stivali. Voci rauche. — Fate silenzio, — urla un uomo. I catenacci cigolano. Uomini armati fanno irruzione. Fucili a tracolla, sguardi freddi. Aprono le celle una a una e cominciano a tirare fuori le ragazze senza riguardi, gettandole nel corridoio come bestiame. — Forza, avanti, dritte. Non una parola. Obbediamo, costrette. Il metallo delle catene sbatte a ogni passo. Guardo intorno a me. Una ventina di giovani donne. Mi chino verso quella che cammina proprio davanti. — Da quanto tempo siete qui? Io sono Sibelle. E tu? Lei gira la testa, i suoi occhi sono arrossati. — Lupita. Tre giorni. Ma alcune sono qui da più di una settimana. Ho sentito dire… che aspettavano di essere abbastanza numerose per l'asta. — Cosa?! Ci venderanno?! Sento le gambe vacillare. — Che la Vergine di Guadalupe ci venga in aiuto… — TACI! — ringhia uno degli uomini. Sussultiamo. La sua voce è secca come una frusta. Indica una porta con la canna dell'arma. — Le vergini a destra. Le altre a sinistra. E non mentite, controlleremo. Il gruppo si divide. Non ho il tempo di dire una parola che mi trascinano a destra. Andréa è portata dall'altra parte. I nostri sguardi si incrociano un'ultima volta, annegati nel panico. — Andrà bene, Sibelle! — urla lei. — Ti ritroverò, te lo giuro! Vorrei gridare, correre verso di lei, ma mi spingono brutalmente. Entro in un'immensa sala illuminata da neon accecanti. Una donna sulla cinquantina ci aspetta, secca, elegante, lo sguardo glaciale. Indica due ragazze in camice bianco. — Forza. Lavatele. Depilazione definitiva. Come al solito. Voglio che brillino. Più sono belle, più incassiamo. Il mio stomaco si contorce. Ho voglia di vomitare. Le due donne ci portano verso una sala da bagno piastrellata, che odora di cloro e di sapone industriale. — Spogliatevi. Adesso. Resto immobile. Lei mi schiaffeggia. — Ho detto adesso! Tremo mentre tolgo i vestiti, uno a uno. Il freddo mi morde la pelle. Mi spingono in una vasca, mi lavano senza dolcezza, mi strofinano come un pezzo sporco che si deve far brillare. Poi mi stendono su un tavolo. — Depilazione laser. Stai immobile. — Fa… fa male? Ridono, beffarde. — Male? Non hai ancora visto niente. È solo l'inizio, bambolina. Là dove vai, il dolore è un'abitudine. Chiudo gli occhi. Ogni pizzicore del laser è una puntura nella mia dignità. Mi concentro per non urlare. Mentre lavorano, i miei pensieri vagano, tentano di rimettere insieme i pezzi. Mi chiamo Garcia Sibelle Hernandez. Ho 21 anni. Studio all'UNAM, la più grande università del Messico. Un'allieva seria. Discreta. Evito le feste, gli eccessi. Ma quella sera… era diverso. Andréa insisteva. Aveva bisogno di uscire, diceva. Allora ho accettato. Un club. Dei bicchieri. Una musica troppo forte. Poi… il buio. E adesso, sono qui. Trattata come un prodotto. Lavata, depilata, preparata per essere venduta. Riapro gli occhi. Dove siamo? Quanto tempo è passato? Cosa ci faranno? E soprattutto… chi verrà a salvarci?

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