Capitolo 1-3

1851 Mots
Jersula Ikera pestò i piedi sulla sabbia morbida. Era di pessimo umore. La copertura sottile di seta blu scuro che indossava si aggrappava al suo corpo snello e fluttuava alle sue spalle. Se qualcuno l’avesse vista da lontano, gli sarebbe parso che galleggiasse sui cristalli di polvere bianca che formavano la spiaggia sabbiosa. I suoi lunghi capelli bianchi erano sciolti e aleggiavano attorno a lei. Nei suoi occhi azzurro ghiaccio lampeggiava un fuoco poco da lei e le sue labbra azzurro pallido erano premute in una linea dura di irritazione. Era scesa in spiaggia per evadere un po’, almeno fino a quando non sarebbe riuscita a ritrovare l’equilibrio interiore e a ripristinare la maschera di calma su cui faceva affidamento per interagire con gli altri. Una rapida occhiata lungo la spiaggia le mostrò che era deserta. Jersula – Sula per i suoi famigliari e i suoi pochi amici intimi – trasse un sospiro di sollievo. Avrebbe potuto meditare in privato sugli ordini che aveva ricevuto quella mattina presto. Erano inquietanti, ma lei sapeva che aveva bisogno di sfogare parte della rabbia che provava se voleva arrivare a fine giornata senza commettere un errore che avrebbe potuto distruggere la sua carriera. “Perché? Perché vogliono mandarmi ancora in quel luogo orribile? Una volta non è bastata? Chi ho fatto arrabbiare al punto da volermi rimandare laggiù?” borbottò sottovoce. La sua mente corse alle dozzine di potenziali colpevoli. Sula sapeva che il suo gelido riserbo e il suo atteggiamento a volte brusco avevano suscitato la collera di certi membri del Consiglio usoleum, ma le sue valutazioni erano sempre corrette! Non era colpa sua se la maggior parte dei membri politici del Consiglio era formata da dolci sbadatoni capaci di perdersi in un wormhole. Sula si guardò alle spalle, verso il suo trasporto, per vedere quanta distanza aveva percorso lungo la spiaggia. Non molta; a quanto pareva, pestare i piedi non era il modo più veloce per spostarsi. Il piccolo trasporto scintillava sotto la luce del sole. Le era stato assegnato quando era arrivata su Rathon, sei settimane prima. Aveva sperato di essere nominata come nuovo ambasciatore fra la sua gente e i trivator. Quella speranza era stata brutalmente schiacciata quando i suoi nuovi ordini erano arrivati, quella mattina prima dell’alba. “No, devo tornare in quell’orribile, devastata parodia di un pianeta piena di selvaggi! Quelle bestie rozze, ostili, brutali, che sino a pochi anni fa ignoravano l’esistenza di qualunque forma di vita fuori dalla Terra! Non hanno nemmeno padroneggiato il volo spaziale,” ringhiò sottovoce in preda alla frustrazione prima di rallentare il passo e scacciare lacrime di fastidio. “Bestie ignoranti! Ecco cosa sono!” La rabbia ribollì in lei quando pensò alla sua ultima visita. L’ultima volta in cui si era recata sul pianeta primitivo chiamato Terra, il suo incarico era stato quello di valutare la situazione lasciata dal precedente ambasciatore, che era rimasto ucciso, ed era stato impossibile fare qualunque cosa, non avendo ricevuto sostegno dai trivator né dagli umani. All’epoca, Sula era stata costretta ad attendere due settimane prima che i trivator le dessero accesso alla nave del consigliere Badrick. Quando le era stato finalmente permesso di salire a bordo, l’equipaggio precedente era ormai stato sostituito e tutti i rapporti e i file personali del consigliere Badrick erano svaniti. A Sula erano rimasti soltanto un equipaggio ignaro di tutto, un trivator di nome Cutter che la guardava storto e un maschio umano che l’aveva liquidata con un’occhiata di sdegno durante il loro primo e unico incontro! Solo molto più tardi lei aveva scoperto le ragioni dietro all’animosità del trivator e dell’umano. Incapace di trattenere lacrime di frustrazione, questa volta, sollevò con impazienza una mano e se le asciugò. Sula aveva riportato le sue scoperte iniziali riguardo a Badrick al Consiglio e a suo padre e, nel giro di poche settimane dopo il suo arrivo sulla Terra, era stata richiamata sul suo pianeta natio, Usoleum. Convinta di avere la strada spianata per la posizione di ambasciatore presso il quartier generale dell’Alleanza, aveva lavorato giorno e notte su una varietà di problemi, ma si era rivelato tutto uno sforzo inutile. Aveva scoperto un deposito segreto di file di Badrick e, poco dopo aver riferito la scoperta, era stata riassegnata a Rathon. Lì, avrebbe dovuto lavorare coi trivator per strizzare quante più informazioni possibili da quei file e per rafforzare i rapporti degli usoleum coi trivator, dopo i danni provocati dal comportamento inaccettabile di Badrick, un comportamento che aveva mortificato la sua famiglia. C’erano molti file da passare al setaccio e, nel frattempo, lei aveva rispettato la consegna di strisciare ai piedi dei trivator durante le ultime sei settimane. Questo avrebbe dovuto dimostrare al Consiglio usoleum che lei sarebbe stata un ottimo ambasciatore presso il Consiglio trivator lì sul loro pianeta. Ma ancora una volta, le sue speranze erano state annientate. Sula era l’unica usoleum vivente che avesse fatto esperienza sulla Terra e ora l’avevano riassegnata a quel pianeta perché concludesse il suo compito originale, che consisteva nel riparare ai danni provocati da Badrick – dopo che erano passati quasi due anni terrestri! La sua unica speranza di ottenere anche solo il minimo successo con gli umani consisteva nell’estrarre informazioni utili da quei file. Per ottenere anche solo un minimo di fiducia e di buona volontà sulla Terra, doveva trovare una risposta alla domanda che tormentava la mente di tutti: dov’era il resto delle donne umane scomparse? Ma Sula aveva ancora un paio di giorni da trascorrere su Rathon e parte del rassicurare i trivator e l’Alleanza che tutto era sotto controllo consisteva nel partecipare a chissà quale cerimonia che vedeva coinvolti un membro della famiglia del cancelliere Razor e un guerriero trivator. L’evento sarebbe iniziato nel giro di un paio d’ore e, se lei non fosse riuscita a riprendere il controllo delle sue emozioni prima della cerimonia, la sua carriera si sarebbe ritrovata in condizioni ancora peggiori di quanto già non fosse. “È un oltraggio!” sibilò, scartando la stucchevole mestizia in favore della rabbia più energizzante che aveva provato in precedenza. “Se mio padre ritiene che i miei fratelli siano tanto più bravi di me nella diplomazia, dovrebbe essere uno di loro a presenziare alla cerimonia, non io! Quando hanno bisogno di risolvere un problema, mandano me a sistemare le cose. Mio padre sa che sono abbondantemente qualificata per la posizione di ambasciatore. Invece l’ha assegnata a Sirius, che di tutta la sua prole è il meno qualificato. Sirius, che se fosse per lui non farebbe altro che inseguire donne con le quali non può combinare nulla e giocare d’azzardo! Non è nemmeno degno di… di… di prendersi cura degli animali da corsa nelle scuderie, figurarsi di essere ambasciatore presso i trivator,” borbottò Sula, tagliando l’aria di fronte a sé con un gesto della mano. Esalò un lungo sospiro ed entrò nella strettoia fra le rocce. Guardò l’acqua protetta dalla piccola baia per diversi secondi prima di incamminarsi verso di essa, attirata dalle onde rilassanti. Le mancava il suo mondo. Esso era perlopiù coperto dall’acqua e la sua gente nasceva all’interno di quegli splendidi mari. Vivevano sulla terraferma, ma era nell’acqua che trovavano la pace. La mano di Sula si posò sul nodo del suo abito, che sciolse. L’indumento cadde sulla sabbia attorno ai suoi piedi. Il suo corpo era coperto da una tuta aderente blu scuro pensata per l’immersione in acqua. Allargò le dita e la membrana sottile fra l’una e l’altra si espanse come una serie di piccole ragnatele. Avanzando, si crogiolò nel primo contatto dell’acqua con la sua pelle. Il piacere la percorse, raffreddando la sua furia e alleggerendo la sua respirazione. Passò lo sguardo sull’acqua. Le onde si rifrangevano sulla barriera corallina a quasi duecento metri dalla spiaggia. Sarebbe stata una nuotata breve per lei, ma Sula avrebbe potuto ripeterla diverse volte prima di tornare al suo alloggio temporaneo per prepararsi per la cerimonia. Avanzò lentamente fino a immergersi. Le due fessure quasi invisibili lungo il suo collo si aprirono e Sula assorbì acqua dalle branchie. Il liquido rinfrescante riempì il suo secondo paio di polmoni di fluido vitale e il suo corpo estrasse l’ossigeno contenuto nell’acqua per incorporarlo nel sangue quando lei esalò il fiato. Adorava vivere e lavorare vicino a un oceano. Un brivido la attraversò al pensiero del suo incarico successivo. La sede che le era stata assegnata era molto lontana dai grandi oceani che coprivano la maggior parte della Terra. C’era un lago lungo e stretto, ma non era la stessa cosa. Sula avrebbe dovuto fare viaggi periodici fino alla costa per soddisfare il desiderio di acqua salata del suo corpo. E avrò bisogno di nuotare spesso per evitare di uccidere quel maschio arrogante, se è ancora laggiù, pensò Sula. Magari avrò fortuna e lui sarà già morto, sostituito da un umano più ragionevole. Il rimorso la attraversò a quei pensieri colmi di odio. Non erano decisamente da lei. Detestava l’idea di ferire qualcuno o qualcosa. I suoi sei fratelli maggiori la prendevano in giro, dicendo che era quello il motivo per cui era ridicolo, da parte sua, anche solo pensare di diventare membro del Consiglio dell’Alleanza. Sula scacciò i pensieri negativi. Decise di perdersi nei piaceri dell’oceano che la circondava. Spingendo contro il fondo, il suo corpo attraversò il liquido cristallino come un laser attraverso l’acciaio. Tutto attorno a lei, pesci e piante colorati prosperavano in un mondo che pochi erano in grado di apprezzare. La baia era protetta dagli animali marini più grandi che vivevano dall’altra parte della barriera corallina. Sula si era informata sull’ambiente oceanografico di Rathon ed era giunta alla conclusione che fosse meglio restare all’interno delle barriere protettive che riparavano la linea costiera. “La staccionata speciale della natura,” così le piaceva pensarla. Cominciava a sentirsi meglio, più tranquilla, ma fu colta da un’ondata di voglia di lasciarsi andare, di comportarsi in maniera selvaggia per qualche minuto di purezza – non la stanca, amara libertà della spiaggia, ma qualcosa di… intoccabile. All’inferno la convinzione di suo padre che lei non fosse in grado di affrontare lo stress di essere un membro dirigente del Consiglio Usoleum o parte integrante dell’Alleanza. Sula sapeva che ne sarebbe stata in grado, se avesse avuto l’opportunità. Chiudendo gli occhi, si contorse fino a essere rivolta verso l’alto e permise al suo corpo di affondare lentamente fino al fondo. Rilassò le braccia e un sorriso sereno le curvò le labbra. Forse si sarebbe semplicemente dimenticata della cerimonia e sarebbe rimasta lì per tutto il giorno. Dopotutto, la sua presenza non aveva davvero importanza. Nessuno, soprattutto non il maschio trivator e la sua compagna umana, avrebbe sentito la sua mancanza. Finalmente, la pace che Sula aveva tanto cercato la colmò. Il suo corpo galleggiava al di sopra della morbida sabbia bianca. La luce del sole che sorgeva proiettava sottili raggi splendenti che si riflettevano sui fili argentei della sua tuta e li facevano scintillare come diamanti. Era ignara di quanto fosse etereo il suo aspetto sullo sfondo del fondo satinato dell’oceano, e anche del fatto di non essere sola.
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