Capitolo 2
Destin si tuffò sotto le onde e cominciò a nuotare verso riva. Per quanto detestassero farlo, doveva tornare alla casa. Aveva promesso ad Ami che le avrebbe fatto dei pancake a forma di topolino, come era stato solito fare per la sua mamma.
Nuotò per una breve distanza prima di intravedere qualcosa che scintillava sott’acqua. Riemerso in superficie, si guardò attorno accigliato prima di trarre un respiro profondo e immergersi di nuovo. Rimase di stucco quando vide il corpo di una giovane donna che galleggiava vicino al fondo. Il suo cuore tuonò in preda all’orrore. Aveva già visto abbastanza morte in vita sua. La bella donna che galleggiava serenamente vicino al fondo era troppo giovane per subire un destino del genere.
Scalciando con movimenti forti e possenti, Destin la raggiunse. L’acqua salata gli faceva bruciare gli occhi, ma lui si rifiutò di chiuderli. Afferrò la donna per un braccio e la attirò velocemente contro il suo corpo muscoloso, quindi cambiò presa per stringerla in maniera più sicura attorno alla vita mentre i suoi piedi si spingevano lontano dal fondo.
Le mani snelle della donna si aggrapparono alle sue spalle nude e i brillanti occhi azzurri di lei si spalancarono. Destin e la donna incrociarono lo sguardo, reciprocamente sconvolti. Le labbra delicate, di un azzurro pallido, di lei si schiusero e Destin ebbe paura che l’aliena avrebbe istintivamente inalato una boccata d’acqua. Non sapendo cos’altro fare, le coprì le labbra con le proprie. Nel momento in cui le sue labbra toccarono quelle di lei, un’ondata di calore lo attraversò e lui non riuscì a non chiedersi se avesse catturato una sirena in carne e ossa.
Destin sapeva che avrebbe dovuto lasciarla andare – o, perlomeno, lasciar libere le labbra di lei – quando fossero riemersi, ma il fuoco che si era acceso quando lui aveva premuto le labbra contro quelle di lei sembrava aver mandato in cortocircuito quella parte del suo cervello. E la donna non lo stava aiutando a mantenere la risolutezza. Le mani di lei accentuarono la presa sulle sue spalle, ma l’aliena non lo respinse e le labbra morbide di lei tremarono leggermente mentre il suo respiro si mescolava a quello di Destin. Ci vollero diversi istanti prima che lui, finalmente, costringesse il suo corpo a obbedire all’ordine di fermarsi. Sollevò con riluttanza la testa, ma continuò a tenere la donna premuta strettamente contro di sé.
“Tutto bene?” chiese, sbattendo le palpebre per pulirsi gli occhi dall’acqua salata.
“Io… Tu… Ma certo che… Tu!” biascicò la donna prima di spalancare gli occhi con aria di riconoscimento. “Tu non dovresti essere qui!”
Le labbra di Destin si curvarono agli angoli. “E dove dovrei essere?” chiese con un sopracciglio inarcato, osservando il viso della donna sempre più spiazzato. “Ma io ti conosco…” cominciò a dire.
“Dovresti essere su quell’orribile mondo barbarico,” scattò la donna, spingendo contro le sue spalle. “Giù le mani!”
Il riconoscimento colpì duramente Destin. Le sue braccia crollarono al punto che la donna – Jersula Ikera – riuscì a staccarsi da lui. La donna spinse contro l’acqua per allontanarsi da lui mentre il fuoco lampeggiava nei suoi occhi azzurro chiaro. Quella era una donna molto diversa da colei che Destin aveva brevemente incontrato sulla Terra. Costei era… All’improvviso, l’immagine di una sirena gli lampeggiò nella mente.
Guai, pensò con una smorfia, contorcendosi e cominciando a nuotare verso riva. Non appena si ritrovò in acqua abbastanza bassa da appoggiare i piedi, lo fece. Voleva frapporre quanta più distanza possibile fra se stesso e la consigliera usoleum che aveva conosciuto sulla Terra.
Si passò il dorso della mano sulle labbra accaldate. Sentiva ancora il sapore di lei. Per fortuna, la donna gli dava le spalle, perché altrimenti avrebbe notato la prova fisica della reazione di Destin nei suoi confronti. All’improvviso, gli venne in mente che doveva essersene accorta già quando era premuta contro di lui.
Porca miseria! Beh, lui non aveva certo intenzione di ricordarglielo concedendole una seconda occhiata. Era certo che la reazione della donna sarebbe stata ancora meno entusiasta.
Borbottò sottovoce una serie di volgarità mentre usciva dall’acqua. Attraversò la spiaggia, oltrepassando il velo di tessuto blu scuro adagiato sulla sabbia bianca. Continuò a dare le spalle alla donna mentre afferrava i pantaloni da jogging e li indossava con le dita rigide. Si passò una mano fra i capelli fradici. Le ciocche castano scuro erano tagliate corte, secondo lo stile militare, e si sarebbero asciugate in fretta.
Destin afferrò la maglietta dal masso. Era ancora umida di sudore e lui decise che non valeva la pena indossarla. Trasse un respiro profondo per calmarsi e lo esalò lentamente prima di voltarsi per assicurarsi che Jersula fosse arrivata sana e salva a riva. Ci sarebbe rimasto decisamente male se fosse annegata mentre lui cercava di nascondere la sua notevole erezione. Riusciva proprio a immaginarsi impegnato a dare spiegazioni a Razor e al Consiglio trivator.
Un gemito di frustrazione gli sfuggì quando la vide emergere dall’acqua nella tuta aderente che lasciava ben poco all’immaginazione. Il suo sguardo si bloccò sulle vette gemelle dei capezzoli che premevano contro il tessuto e lui deglutì a fatica. Erano come sassolini duri, perfetti per…
“È davvero trascorso troppo tempo dall’ultima volta in cui sono stato con una donna,” borbottò sottovoce.
Si costrinse a riportare lo sguardo sul viso di lei. Gli angoli delle sue labbra ebbero un guizzo quando vide che gli occhi della donna mandavano ancora scintille indignate. Sembrava decisamente diversa da quando lui l’aveva incontrata per la prima volta. Anche allora l’aveva trovata affascinante, la qual cosa non lo aveva aiutato a mantenere la calma durante il loro primo e unico incontro.
I lunghi e setosi capelli bianchi dell’aliena, i suoi occhi azzurri come ghiacciai e le sue particolari labbra azzurre gli avevano reso difficile distogliere lo sguardo. Quella donna era una eterea regina dei ghiacci. All’epoca, lui si era infuriato con se stesso per aver reagito in quel modo a un’aliena. Aveva creduto che fosse fatta dello stesso stampo di Badrick, ma la donna che in quel momento strappò con rabbia il tessuto setoso dalla sabbia era tutto, tranne che glaciale. Destin ricordava i suoi respiri accalorati e la morbidezza delle sue labbra.
La donna strinse la stoffa di fronte a sé e le sue lunghe gambe macinarono i cristalli di sabbia, chiudendo rapidamente la distanza che li separava. Destin non riuscì a non notare che suoi capelli erano dello stesso colore della sabbia scintillante. Le guance della donna erano di un azzurro leggermente più scuro rispetto a prima e il loro colore era identico a quello profondo dei suoi occhi. Destin avrebbe dovuto ricordarsi che, quando lei si arrabbiava, i suoi occhi assumevano il colore dell’oceano di casa sua.
La donna respirava affannosamente quando si fermò di fronte a lui. Destin passò lo sguardo sul suo viso, notando la ciocca di capelli appiccicata a una guancia. Senza pensarci, la ravviò teneramente.
“Sono felice che tu stia bene. Quando ti ho vista galleggiare vicino al fondo, temevo che fossi morta,” mormorò.
Le labbra di Sula si schiusero per lo stupore. Deglutì e si portò una mano alla guancia, arrestandosi quando sentì la mano dell’umano nelle vicinanze.
“Perché… Perché mi ha baciato?” mormorò.
Destin lasciò ricadere la mano lungo il fianco e guardò alle spalle della donna, verso l’oceano. Nella sua mente, gli innumerevoli volti di coloro che era stato costretto a seppellire nel corso degli anni si sovrapposero al viso di lei che giaceva immobile sott’acqua. Destin non la guardò quando rispose.
“Pensavo che fossi annegata. Quando ti ho toccata, hai aperto gli occhi e io ho visto le tue labbra aprirsi. Temevo che avresti respirato l’acqua e saresti soffocata. Era l’unico modo che mi è venuto in mente per proteggerti,” rispose stringendosi nelle spalle. “Comunque sia, sono lieto che tu stia bene. Chiedo scusa se ti ho offesa. Non l’ho fatto di proposito. Devo andare,” aggiunse in tono rigido.
“Ma…” cominciò a dire Sula, tuttavia, la sua voce sfumò quando lui si voltò e cominciò ad allontanarsi. “Umano… Destin!”