Capitolo 1: Amelia
Il mio risveglio è dolce, come avvolto nella seta. Le prime luci dell'alba filtrano attraverso le fessure delle imposte della nostra capanna, disegnando strisce dorate sul pavimento di legno grezzo. Respiro profondamente, l'odore familiare del pino, della terra e del pane che nostro padre sta già cuocendo.
Oggi.
La parola risuona nel mio petto, gioiosa e carica di promesse. Oggi sposo James.
Non è un matrimonio per amore folle, di passione divorante come nei libri che io e mia sorella rileggiamo in segreto. È un matrimonio di convenienza, combinato, sì. Ma è una scelta. La mia scelta. James Harrington è un gentiluomo, rispettabile, di una famiglia agiata le cui terre confinano con le nostre. L'ho incontrato alcune volte, in rare occasioni al villaggio. Era riservato, educato, con un sorriso che non si concedeva facilmente ma che, quando appariva, illuminava il suo viso serio. Mi ha chiesta senza fronzoli, offrendo sicurezza e un futuro alla mia famiglia. Ho accettato senza esitazione. L'amore, forse, verrà. Per ora, c'è affetto, rispetto, e quell'immensa speranza che mi batte nel petto questa mattina.
La porta della camera che condivido con mia sorella cigola.
— Sei sveglia? — sussurra la voce di Clara.
— Da un minuto. Credo di non aver mai dormito veramente.
Lei si infila nel letto accanto a me, il suo corpo esile si rannicchia contro il mio. I suoi capelli, di un biondo più chiaro dei miei, profumano di fieno e di sapone rustico.
— Sei nervosa?
— Felice, — correggo stringendo la sua mano. — Solo felice. Per me. Per noi. Papà non dovrà più lavorare tanto.
— È così bello, James, — sospira lei con una punta di sogno adolescenziale. — Così distinto.
Annuisco, un sorriso sulle labbra. Distinto, è la parola giusta. Un po' distante, a volte, ma lo attribuirò alla timidezza o alla serietà del suo carattere. Verrà a prendermi nel pomeriggio. La cerimonia sarà semplice, nella chiesa del villaggio. Poi partiremo per la sua tenuta. Ho visto la dimora da lontano, una grande sagoma di pietra grigia dietro gli alberi. Mi è parsa imponente, quasi fredda. Ma la riscalderemo, James e io. Vi costruiremo una vita.
Mi alzo, l'asse di legno fredda sotto i piedi nudi. Vado al piccolo tavolo da toeletta, versando acqua fresca dalla brocca nel catino. Il mio riflesso nello specchio scheggiato mi sorride. Occhi troppo grandi, dice spesso Clara. Lineamenti semplici. Ma questa mattina, vi danza una luce, un'anticipazione gioiosa.
— Il tuo vestito è pronto, — dice Clara alzandosi a sua volta. — È sul baule.
Mi giro. L'abito è steso con cura. Non è di seta né di pizzo costoso, ma di buon cotone bianco, semplice, ornato con un po' di ricamo al colletto e alle maniche che abbiamo aggiunto, io e Clara, durante le lunghe sere d'inverno. È perfetto.
Il rumore di passi pesanti risuona nella stanza principale, poi la voce di nostro padre, roca e tenera.
— Ragazze? La colazione è pronta. Bisogna prepararsi, Amelia. Il tempo passa.
— Arriviamo, papà! — grida Clara.
Mi prende la mano, lo sguardo brillante.
— Andiamo. Il tuo giorno fortunato sta per cominciare.
La seguo, il cuore leggero, colmo di una serena certezza. Oggi sposo James Harrington. E la mia vita, la vita di tutti noi, sta per cambiare in meglio.