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3190 Parole
3 Un piano ambizioso Quando si risvegliò, indolenzito come dopo un’estenuante battaglia, Tom scoprì di essere incatenato a una sedia e di avere manette d’argento a mani e piedi. Sentì del sangue sulla lingua e tra i denti, mentre gli occhi gli diedero la netta sensazione di essere pesti, come se qualcuno vi si fosse accanito sferrando i suoi pugni più micidiali. “Cos’è successo?” domandò con voce impastata. Gregorius, che se ne stava davanti a lui a braccia conserte, gambe allargate e la solita espressione ironica, gli lanciò un’occhiataccia. “Quale Tom sei? Quello del passato o del futuro?” “Del futuro” biascicò. Poi, in un attimo di lucidità, comprese cosa fosse accaduto. “Il giovane me ha dato di matto?” “Lo puoi ben dire! Pensava di essere stato rapito perché non ricordava niente, nemmeno di averti incontrato in quel vicolo, come ci hai raccontato tu. Per fortuna c’era Tiberius ma, prima che intervenisse, Cédric ne ha approfittato per stenderti. Lo desiderava da tanto e ha dovuto togliersi quella soddisfazione, capisci” gli spiegò, senza mascherare il proprio divertimento. “Nemmeno tu ricordi niente?” “Niente” ripeté, dispiaciuto. Il sonnellino non lo aveva affatto rigenerato e, al contrario, lo aveva debilitato. “Mmh… Forse è meglio così. Certo, la situazione è davvero inquietante. Sarò onesto, Tom, se non ci avessi mostrato il tuo telefono, non sono sicuro che ti avremmo creduto. Questa storia è assurda, ma adesso faremo di tutto per aiutarti, puoi starne sicuro.” Solerte, gli tolse le manette e lo liberò. Stava per andare ad avvisare gli altri, quando Tom lo bloccò. “Aspetta! Quanto è durato il mio blackout?” “Circa ventiquattro ore.” “Cosa?” gridò, balzando in piedi. Non era possibile! Barcollò, ma Gregorius fu lesto a sorreggerlo. “Non possiamo perdere altro tempo! Bisogna tornare a Chicago, capire dove…” “Calmati, per favore!” lo esortò Tiberius, accorrendo nello studio insieme a Cédric. Gregorius lo aiutò a sedersi, ma il centurione aveva ripreso a tremare come se stesse per smaterializzarsi insieme alla sedia. Inoltre, quelle lacrime nere lo inquietavano, perciò ritenne opportuno non stargli troppo vicino e così si comportarono gli altri. “Non potevamo metterci in viaggio senza prima sapere con quale Tom ci saremmo ritrovati al tuo risveglio” gli spiegò il medico. “Mentre riposavi, però, abbiamo approntato un piano, avviato delle ricerche e predisposto il nostro trasferimento a Chicago. Ho dovuto inventarmi una scusa con gli altri, al Campo, ma non faranno storie.” “Inoltre” aggiunse Cédric, un tantino imbarazzato, “avevamo bisogno anche noi di una pausa. Molte delle notizie che ci hai dato sono parecchio indigeste.” “Me ne rendo conto” ammise Tom, che da quando aveva riaperto gli occhi aveva di nuovo il cuore a pezzi e l’anima lacerata sia dal lutto sia dal giovane se stesso, che urlava per essere liberato. “Ma non ho davvero idea di quanto tempo mi resti e ci sono altre cose che dovreste sapere.” “Su tua moglie? Sulla… mia?” gli chiese l’amico, ancora dubbioso nei confronti di quella novità. “Non eravate ancora sposati ma sì, su di loro, certo. E sulle vite degli altri, sulle loro compagne. Vedete… Mi vergogno persino di dirlo ma, quando mi sono ritrovato qui, nel passato, mi illudevo di poterne cambiare solamente alcuni aspetti, in modo da salvare Alice e Maddie. Per questo ho coinvolto solo voi tre, volevo limitare i danni, ma inizio a capire che sbagliavo. Non solo non è giusto escludere i nostri amici da questo piano, ma è anche scontato che, apportando variazioni alle nostre vite, le loro potrebbero rivelarsi diverse di conseguenza.” “Diverso è bello. Soprattutto perché non ho alcuna intenzione di schiattare per mano di uno psicopatico” commentò Gregorius. “D’accordo, okay” lo interruppe però Tiberius, brusco. “Ne riparleremo in viaggio.” “L’aereo è già pronto a decollare” spiegò Cédric, più compassionevole. “Aspettavamo soltanto di capire se fossi tornato in te o fossi ancora la spina nel fianco che sei nel presente.” “Allora è meglio sbrigarci.” Si alzò stando attento a non perdere l’equilibrio, si mise le mani in tasca, ma si accorse di non avere il cellulare. “Il mio telefono…” Cédric, riluttante, lo tirò fuori dalla giacca e glielo porse. “Si è scaricato poco fa, mentre guardavamo un filmato. Quell’aggeggio è fantastico! Purtroppo, però, non abbiamo idea di come trasferire i dati o ricaricarlo, visto che i telefoni in uso in questi anni si basano su una diversa tecnologia.” “Non importa” rispose, sollevato. “Tenetelo voi. Basta che lo diate a Gus, lui ne è l’inventore e saprà creare il giusto caricabatterie.” “Glielo porterò appena torneremo” asserì Tiberius, prendendolo subito in consegna. Cédric lo fissò a lungo, con diffidenza. Salirono in auto senza perdere altro tempo e, meno di venti minuti dopo, l’aereo privato con loro quattro a bordo partì alla volta di Chicago. L’anima di Tom non aveva smesso un attimo di sanguinare. Pur sapendo che ciò che si apprestavano a fare avrebbe potuto offrire ad Alice la vita che aveva sempre desiderato, ancora non riusciva a rassegnarsi alla sua perdita. La sua morte era come un incubo, che continuava a ripetersi nella sua mente. Non poterla raggiungere attraverso il loro legame era terribile e mai come in quel frangente si rese conto di avervi fatto affidamento non solo per risolvere determinate situazioni o per comunicare con lei, ma per vivere. Senza poter percepire le sue emozioni si sentiva svuotato delle proprie, inutile come un relitto in mezzo all’oceano in tempesta. Un morto che camminava anche se, a quella mera considerazione, il giovane se stesso si ribellò con tale furia da dargli l’impressione di dover esplodere. Tom, però, lo comprendeva. Lui non aveva conosciuto Alice. La riteneva la sua nemesi, colei che lo avrebbe ucciso. Adesso sapeva che egli non possedeva i suoi ricordi e, per quanto si sforzasse di condividere i propri, non ci riusciva. Mentre raccoglieva le forze, Gregorius tornò a sedersi di fronte a lui con un’enorme telecamera sulla spalla, proprio quando il pilota annunciava che potevano togliersi le cinture di sicurezza. “Ho pensato che potremmo registrare il tuo racconto” spiegò, armeggiando con quell’affare ingombrante. “Se sei d’accordo.” Lo guardò di sottecchi, poi rivolse un’occhiata esplicita a Cédric, seduto al suo fianco. Tom capiva di essere ancora considerato un intruso, un estraneo che vaneggiava, ma sorvolò sulla questione, perché era sicuro che, a breve, si sarebbero fidati di lui ciecamente. “Fai pure. Da dove volete che riprenda?” “Da Corvus” affermò subito Tiberius, seduto al suo fianco. “Non riesco a credere che proprio lui, il tuo braccio destro, possa arrivare a compiere un atto di simile malvagità.” “Uno?” ripeté Tom, sarcastico. “Faresti bene a riallacciarti la cintura perché, dopo che avrai saputo ciò che so io, ti verrà voglia di lanciarti di sotto senza paracadute e andare a spaccargli la faccia.” Subito dopo quello sfogo, però, si accorse di essere stato terribilmente ingiusto. Sì, la follia di Decimus aveva condotto a una morte prematura sua moglie e tanti altri, ma tutto era partito da Ben. Dalla sua crudeltà, dalla sua capacità di manipolazione, dal suo desiderio di vendetta e di potere. Era lui l’origine di ogni male. “In realtà, considerando gli eventi nella loro completezza, riconosco che anche lui è stato una vittima. Aveva i suoi problemi, non lo nego, e non ha saputo resistere alla tentazione di ricongiungersi all’uomo che amava, pur sapendo che razza di vigliacco e di mostro fosse, ma ha pagato a caro prezzo quell’errore. Come me, Decimus ha perso ciò che aveva di più caro al mondo, ogni cosa, inclusa la vita. Poco prima di morire, però, si è schierato dalla parte giusta, la nostra. Ha lottato al nostro fianco, ha tentato in ogni modo di proteggere Alice, prima che…” Le parole gli graffiarono la gola e si sforzò di ingoiarle, anziché pronunciarle. Quante altre volte doveva ricordare a se stesso e agli altri che era morta, prima di poter scendere a patti con quella tragedia? Non lo sapeva. Forse loro sarebbero stati in grado di farlo, nel tempo, ma lui ne dubitava. Non avrebbe mai dimenticato. Non avrebbe potuto. “Prendi un po’ di questo” gli consigliò Cédric, offrendogli una bottiglia di sangue. Tom aveva lo stomaco chiuso, ma fece un tentativo. Aveva bisogno di energie per riuscire ad andare avanti per il tempo che gli restava. A costo di sembrare ripetitivo, ricominciò il racconto, stavolta dalla soffiata, poi rivelatasi falsa, che lo aveva condotto alla festa gotica in cui aveva incontrato Alice e le sue amiche. Alla menzione di Gina, Tiberius ridivenne pallido come un cencio. Anche per lui non fu affatto facile accettare di aver amato e perduto, ma per Tom era essenziale che ciascuno di loro comprendesse di dover fare la propria parte. Se avessero sbagliato qualcosa, se si fossero spinti troppo in là con le manipolazioni del presente, nessuno di loro avrebbe ritrovato la felicità che meritava in futuro. Nonostante il volo durasse appena due ore, Gregorius dovette cambiare spesso la cassetta della telecamera, mentre Tom ogni tanto perdeva i sensi. Quando si risvegliava, seppure dopo pochissimi minuti, non poteva fare a meno di affrettarsi a elencare ogni dettaglio di cui avesse memoria, anche a casaccio. Il calore di Alice, l’irruenza di Gina, l’altruismo di Maddie… Erano indimenticabili. Se fosse morto, voleva che almeno loro si ricordassero di quelle splendide donne che li avevano amati e che si erano sacrificate per salvare il resto del gruppo, oltre che per impedire che un tale mostro ottenesse il potere al quale ambiva e per il quale aveva seminato tanta sofferenza. C’era solo un particolare che ancora non aveva rivelato. Ce l’aveva sulla punta della lingua ma il dolore, forse la prudenza, di sicuro il pudore gli impedivano di sputarlo fuori. “Vuoi che ci fermiamo?” gli domandò Tiberius a un certo punto. “Credo che manchi un quarto d’ora all’atterraggio, puoi riposare, se ti va.” “No” rispose, mesto. “Non voglio sfidare la sorte.” Gregorius gli sorrise, tentando di incoraggiarlo. Continuava a inquadrarlo per ordine diretto del medico, nonostante per rispetto avrebbe voluto spegnere quell’arnese e dargli conforto. “Sai Tom, mentre dormivi, a New York, ho fatto qualche ricerca. I due te si sono uniti per conciliare il paradosso spazio-temporale, come diceva tua moglie, però…” “Ci sono scarse probabilità che io ne esca vivo” concluse, con un tono talmente asciutto da metterli a disagio. “Ne sono consapevole. Ve l’ho detto sin dall’inizio, non sono qui per questo. So che non potrò restare e che forse nemmeno sopravvivrò. Così come so che non potrò riavere indietro mia moglie, né…” La voce gli si spezzò. L’ondata di sofferenza che si abbatté su di lui fu così aspra e violenta che il giovane se stesso si paralizzò e smise, per qualche istante, di tormentarlo. “Che c’è? Cos’altro non potrai riavere?” gli chiese Tiberius, agitatissimo. Tom chinò il viso in avanti e, dopo qualche secondo, gli sfuggì un singhiozzo brutale. Pianse altre lacrime nere, che gli caddero in grembo con irruenza via via maggiore. Poi, salda, la mano di Cédric gli strinse un ginocchio. Lui sapeva. Lui capiva. “Non cosa, ma chi. Un figlio. Tu e Alice avevate un figlio, non è così?” domandò, con voce tanto gentile da strappargli un pezzo d’anima. Non riuscì nemmeno ad annuire, ma le parole trovarono comunque il modo di fuoriuscire, rotte come cocci di un intero che mai si sarebbe ricostituito. “Era rimasta incinta da poche settimane. Crediamo che sarebbe stata una bambina e che, in futuro, si sarebbe legata a Ray, il primogenito di Luke. Ebbi una visione a riguardo.” “Il primogenito?” esclamò Tiberius, doppiamente sconvolto. “Vuoi dire che quel casanova non solo diventerà padre prima di tutti noi, ma avrà più di un erede? Quindi non mente, ogni volta che si vanta di aver copulato con mezza popolazione femminile mondiale!” Nonostante lo stupore, parve lieto di quelle notizie e Tom dedusse che adesso avrebbe triplicato i suoi sforzi, pur di assicurarsi che sua nipote e Ray andassero incontro al loro futuro. Con rinnovato spirito, dunque, riprese a parlargli di Charlotte e Lisa Jane, di ciò che avevano scoperto a proposito dei parti e di come far sopravvivere le vampire. Il medico ascoltò e, pur senza obiettare, si mostrò perplesso. Essendo uno scienziato, aveva bisogno di statistiche e dati concreti, ma Tom non ne aveva alcuno a portata di mano. Arrivati sulla pista di atterraggio, fecero un’altra breve pausa. Ripresero il resoconto alla villa di Cédric, la stessa in cui, poche settimane prima, parte degli eventi che aveva narrato si erano svolti. Cédric, in particolar modo, osservava la villa con occhi differenti, provando a immaginare Maddie che girava per le stanze, lo chiamava, lo amava. Giunta l’alba, però, si salutarono. Avevano bisogno di riposare e, nonostante le sue proteste, Tom stesso sentiva di essere allo stremo delle forze. Cédric e Gregorius si attardarono comunque, per contattare alcuni fidati collaboratori, capire se avessero già scoperto qualcosa d’importante e assicurarsi che tutto fosse predisposto a dovere. Erano già trascorsi due giorni interi, ne restava soltanto uno, prima di trovare le neonate davanti all’ospedale. Non volevano trascurare alcun dettaglio. Inoltre, i due sembravano nutrire una profonda compassione per Tom e, temendo che non sarebbe sopravvissuto, intendevano adoperarsi al massimo per fare ciò che lui chiedeva, esaudire quello che poteva rivelarsi il suo desiderio finale. Tiberius, invece, s’incaricò di sorvegliare Tom e di assicurarlo al letto con l’argento. Sospettavano che l’altro se stesso avrebbe tentato nuovamente di ribellarsi e, se ciò fosse accaduto, sarebbe stato opportuno stenderlo con le maniere forti. Rimasti soli, però, fece tutt’altro. “Ora che nessuno ci ascolta” mormorò, al sicuro nella stanza che condividevano, “parlami di ciò che non hai voluto dire davanti a Cédric.” Tom aggrottò la fronte, confuso. “Non capisco a cosa ti riferisci.” “Oh, andiamo! So che c’è qualcosa che hai tenuto per te. Avanti, spara.” Gli restava, in effetti, un dubbio di cui non aveva parlato con loro, ma non perché temesse la reazione di Cédric. Stimava la sua opinione e l’avrebbe sempre tenuta in gran conto, così come avrebbe messo entrambe le mani sul fuoco per Gregorius. Inoltre, non capiva come Tiberius potesse aiutarlo. Alla fine, però, lo accontentò. Cos’aveva da perdere ancora? Si voltò di schiena e si tolse la camicia. “Che diavolo sarebbe questo?” sbottò il medico, sconvolto. “Esattamente quello che sembra, un tatuaggio.” “Lo vedo ma… Com’è possibile? Chi te l’ha fatto?” Tom si passò una mano sotto gli occhi, cacciando via le lacrime. “Tu ne regalasti uno ad Alice, quando la portasti in Wyoming. Glielo fece Michael, insieme ad altri più piccoli sulle dita della mano e sul polso. A causa delle alterazioni al suo DNA, i tatuaggi hanno preso vita, per così dire. Si sono rivelati utili in molte occasioni. Poi, quando lei e io… La prima volta che noi…” “Ho capito” gli assicurò Tiberius, a disagio. “Il suo tatuaggio ha creato un gemello sulla mia schiena. Cambia il colore, ma il disegno è sempre un fiore di pesco.” “Questo, però, è un albero” gli fece notare. Tom annuì, sforzandosi di ingoiare il dolore, prima di esserne sopraffatto. “Quando si uniscono, assumono questa forma. Guarda su uno dei rami in basso.” Tiberius lo studiò, poi si coprì la bocca con la mano. “Per tutti gli Dèi! È… È quello che credo?” “La nostra bambina” confermò, addolorato. Gli raccontò di come, alla morte di Alice, il tatuaggio si fosse aggrappato a lui. Poi, devastato, crollò sulla poltrona vicina. Si prese la testa tra le mani, mentre altre lacrime nere bagnavano il tappeto ai suoi piedi. Tiberius, nervoso, prese a camminare avanti e indietro per la stanza. “Dobbiamo capire perché e cosa significhi questo per Alice. La Alice di questo tempo, di questa realtà” specificò, gesticolando nervoso. “Ti ho già detto che non ho mai avuto il Dono di viaggiare nel tempo, ma solo di rallentarlo e per pochi istanti, perciò… Ecco, credo che sia stato il tatuaggio a portarmi qui, in questi precisi giorni. Vuole tornare da lei, ridarle la sua vita, forse, i suoi ricordi…” Chiuse gli occhi, vinto dalla stanchezza ma, soprattutto, dalla dolcezza di quella speranza. Se avesse avuto ragione, magari Alice si sarebbe ricordata di lui, crescendo. Lo avrebbe ritrovato, in qualche maniera, e lo avrebbe… amato. Amato ancora, con tutta se stessa. Non vide, non si accorse di come, di fronte a quell’ipotesi, Tiberius avesse reagito. Il medico lo fissò contrariato e rimase a studiarlo con attenzione fino a quando Tom non si fu addormentato. Poi, svelto, lo incatenò con l’argento e, finalmente, si sedette. Aveva molto su cui ragionare. Tutto quel dolore, quella storia assurda e incredibile… Doveva trovare un modo per evitarla. Per evitare che si ripetesse. Ma non era sicuro di potersi fidare di questo Tom. Benché apparisse più compassionevole e saggio, sembrava non cogliere un dettaglio fondamentale: non era stato questo Ben a dare inizio alla catena di disastri, ma lui! Lui con quella stramaledetta visione su Alice, con la sua ossessione di trovarla prima per ucciderla, poi per sposarla… Era riuscito a complicare le cose persino con quell’inconcepibile viaggio nel tempo! Ma se quella visione si fosse cancellata o, semplicemente, se lui e Alice non si fossero mai incontrati… Allora, forse, il loro destino sarebbe cambiato! Sarebbero sopravvissuti tutti, sì. In un modo diverso da quello che desiderava Tom, e che quell’approfittatore di Cédric già agognava, ne era certo, ma almeno si sarebbero risparmiati quelle immani, sconcertanti tragedie! Ripensò per un attimo alle foto e ai video che per ore aveva analizzato nei minimi dettagli. Aveva molto da perdere, forse più di loro. Gina, la donna che avrebbe sposato in futuro, era così attraente, così vitale! Aveva una risata tanto disarmante che, al solo udirla, aveva avvertito il proprio cuore dischiudersi. Come un bocciolo notturno, delicato e prezioso, in attesa del primo raggio di luna. Era pronto a rinunciare anche lui a quell’amore, alla vita e alla felicità che avrebbe trovato con lei? Non ne era sicuro. Aveva amato, in passato, e molto, ma mai così. Mai come con Gina, in quelle immagini che, nitide e sconcertanti, si erano incise a fuoco nella sua mente. Non era disposto a perdere altri membri della propria famiglia. Non avrebbe lasciato che una simile tragedia si ripetesse. Rimase a porsi mille domande, valutando gli innumerevoli, possibili scenari, fino a che gli altri, incluso Tom, non si svegliarono. Per allora, però, lui aveva già deciso cosa fare e non avrebbe permesso a nessuno di intralciare i suoi piani.
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