Tutto era pronto e i proiettili erano in canna. Eravamo acquattati per bene quando li sentimmo arrivare. Erano meno del solito. Erano solo quattro o cinque. E gli altri? Ne mancavano altrettanti. Ormai poco importava, non avremmo fatto prigionieri. Sentivamo il rumore dei loro passi sempre più vicini quando, a un tratto, spuntammo sulla strada per sparare tutte le nostre cartucce. Il tempo di ricarica ci impediva di procedere a una immediata seconda serie di colpi quando dietro di noi, improvvisamente, comparvero a tradimento i loro compagni. Ci avevano preso alle spalle. «Vigliacchi!», feci in tempo a urlare prima di essere colpito al petto da numerosi colpi. Mi abbassai. Il dolore era forte. Erano come punture di vespa, pizzicavano e poi bruciavano. Mi guardai la maglietta sul petto.

