Lui con il capo mi fece cenno di sì. Mi avrebbe ascoltato. Di lì a poco invitò tutti nella sala riunioni e cominciò a riprendere il filo della matassa. Ma prima fece rotolare sul tavolo, come un abile giocatore di dadi, l’anello di giada indossato dalla vittima. Tutti se lo passavano osservandolo con curiosità. «Questo anello è l’unica cosa reale di Laura pescata nel fiume Po.» La Sibilla appariva mortificata. Silente e preoccupata. Era seduta alla mia sinistra e quando le arrivò l’anello lo strinse nelle mani e chiuse gli occhi. Io la osservai attento. Il suo volto mi pareva vibrasse anche se impercettibilmente. Seguivo i profondi segni del viso perdersi come in una carta geografica. A un tratto le palpebre ebbero un leggero sussulto, poi spalancò gli occhi. Osservò prima me e poi Meuc

